Il tribunale dei minori di Torino ha condannato a sei anni e due mesi di reclusione il diciassettenne accusato di omicidio Abdou Ngom, 13 anni, l’amico che non sapeva nuotare, spinto nel Tanaro ingrossato dalle piogge. Il fatto era avvenuto il 22 aprile del 2025, durante una gita in bicicletta tra Bra e Verduno: secondo la procura il giovane avrebbe afferrato Abdou per le spalle e trascinato in acqua, pur sapendo che non era in grado di restare a galla. Un gioco pericoloso, misto a bullismo, finito in tragedia. Il cadavere del tredicenne, malgrado le ricerche effettuate nei giorni seguenti, non è mai stato ritrovato. Una condanna arrivata dopo oltre sei ore di camera di consiglio.

La tesi della difesa Abdou indossava due paia di pantaloncini: uno sopra l’altro. Uno per fare il bagno, il secondo lo aveva sfilato e appoggiato su una pietra. I legali del diciassettenne, gli avvocati Pier Mario Morra e Giuseppe Vitello hanno sempre contestato la ricostruzione degli investigatori. «Gli indizi raccolti dagli investigatori – aveva spiegano replicando alla richiesta di condanna - non sono così gravi, né precisi e né concordanti al punto da giustificare la condanna del nostro assistito». Oggi annunciano: «Faremo ricorso in appello».