Non fu un incidente. Il 21 aprile, in quella scampagnata di Pasquetta sul fiume Tanaro, Abdou, di origine senegalese e nato a Bra, fu spinto nelle acque turbolente mentre gridava di non sapere nuotare. Per questo un ragazzo è stato arrestato per omicidio con dolo eventuale.Il ragazzino dalle acque del Tanaro non è mai più riemerso: a quasi quattro mesi dal tragico incidente c’è una svolta nell’inchiesta della procura dei minorenni di Torino. L’amico di Abdou, un 15enne di origine magrebina, è finito agli arresti domiciliari in una comunità.Una ricostruzione emersa grazie al lavoro degli inquirenti che hanno ascoltato i testimoni, tutti ragazzi nati in Italia da famiglie immigrate e residenti a Bra, in provincia di Cuneo, che quel giorno si erano dati appuntamento per una giornata spensierata. La tragedia è avvenuta in tarda mattinata alla “spiaggia dei cristalli” di Verduno, meta molto frequentata dai bagnanti cuneesi. Ma quel giorno il fiume era molto ingrossato. Per Abdou non ci fu scampo e nonostante le lunghe ricerche dei sommozzatori non fu mai ritrovato il suo corpo.Il pubblico ministero della procura dei minori ha disposto il sequestro dei telefonini dei tre amici di Abdou e ha scoperto che, dopo la tragedia, si erano sentiti per confrontarsi su come comportarsi nel caso in cui i militari li avessero convocati. Poi c’è stato l’incidente probatorio in cui i ragazzini sono stati sentiti separatamente, ed è emerso il particolare delle parole di Abdou, che mentre veniva spinto verso il fiume diceva di non sapere nuotare, eppure l’altro lo aveva preso e buttato in acqua comunque.L’ipotesi di reato è omicidio volontario con dolo eventuale: in sostanza, il ragazzino non voleva uccidere ma ha “ accettato il rischio” che le sue azioni potessero provocare la morte dell’amico. Al momento il 15enne si trova in una comunità, e continua a negare di avere spinto Abdou quel giorno.