Diciassette anni, è accusato di omicidio. Forse doveva essere solo un gioco il suo: quel tuffarsi nelle acque melmose del fiume, spingendosi l’uno con l’altro. Ma il capo di imputazione della Procura dei minori dice tutt’altro. «Perché trovandosi presso le sponde del fiume Tanaro, in stato di piena, in compagnia di due amici, pur essendo a conoscenza del fatto che Abdul non sapeva nuotare, lo afferrava per le spalle cingendolo con le braccia e lo gettava nel fiume, così cagionandogli la morte per annegamento». Il cadavere di Abdou Ngom, 13 anni, origini senegalesi, non è mai stato ritrovato.
Domani, a distanza di un anno dai fatti, quel giovane nato a Bra, radici marocchino, dovrà comparire di fronte al tribunale dei minori, assistito dagli avvocati Pier Mario Morra e Giuseppe Vitello. Da quando è stato arrestato dai carabinieri vive in una comunità. Prima abitava con la famiglia in una cascina alle porte di Bra, in mezzo ai campi di mais.
Nell’ultimo giorno delle vacanze
Tutto sarebbe successo durante una gita organizzata nell’ultimo giorno di vacanze pasquali dello scorso anno. Una gita in mezzo alla campagna. Erano in quattro: Abdou Ngom, l’amico accusato di omicidio e altri due ragazzi.






