Quarantamila unità in più entro il 2033, da inquadrare in tre nuovi corpi di riserva, che il governo può richiamare in situazioni di “gravi crisi” per la sicurezza dello Stato. In uno schema di disegno di legge, che il ministro della Difesa vuole portare a stretto giro in Consiglio dei ministri, Guido Crosetto riforma il personale militare. Un’accelerazione, già annunciata, che cozza con la prudenza dei suoi alleati, già ostili ai prestiti Safe e all’acquisto di nuove armi americane. Premesse che guastano la trasferta di Crosetto negli States: i militari Usa restano nelle basi Usa in Italia, ma “dovete fare di più nella Nato”, è la minaccia del Pentagono.
Mentre Huffpost legge la bozza del disegno di legge, il ministro della Difesa è impegnato a Washington in un bilaterale delicato. Per la prima volta in terra americana, viene ricevuto da Pete Hegseth, segretario della Guerra dell’amministrazione Trump. Tanti i dossier sul tavolo. Tra tutti, la fase due che si apre dopo il cessate il fuoco concordato da Usa e Iran per 60 giorni. La riapertura di Hormuz, annunciata dalla Casa Bianca, apre a scenari che coinvolgono la Marina italiana. A confermarlo, indirettamente, è Emmanuel Macron: “Francia e Gran Bretagna sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Olanda e Italia”, dice il presidente francese a Evian-les-Bains, in apertura del G7. Nella base italiana in Gibuti, sono arrivati settimane fa i due cacciamine Crotone e Rimini, ora aggregati alla missione europea Aspides. Circa 500 uomini sono pronti a partecipare alla missione di bonifica ma solo "con l'ok del Parlamento" e “dopo la reale cessazione delle ostilità”, è il paletto di Giorgia Meloni.











