Lo schema di ddl sulla Difesa prevede l’incremento degli organici entro il 2033 e l’istituzione di tre nuove categorie di riservisti richiamabili. L’applicazione del provvedimento resta subordinata allo stanziamento delle risorse finanziarie e alla gestione dei richiami nel settore privato.
Per anni il dibattito sulla Difesa italiana si è concentrato sulla fine della leva obbligatoria e sulla costruzione di uno strumento militare sempre "più professionale" e progressivamente ridotto nei numeri. Oggi il governo sembra intenzionato a imboccare una direzione diversa: non si tratterebbe di un ritorno alla leva, ma della costruzione di una struttura militare più ampia e dotata di nuove componenti di riserva, pensate per consentire alle Forze armate di disporre di personale aggiuntivo "in caso di necessità". Questo rappresenterebbe il cuore del disegno di legge voluto dal ministro della Difesa Guido Crosetto. L'incremento degli organici fino a un massimo di 40 mila unità entro il 2033 costituirebbe soltanto una parte della riforma. La novità più rilevante risiederebbe infatti nella creazione di tre nuove componenti di riserva (operativa, specialistica e territoriale) destinate a rafforzare la capacità di risposta delle Forze armate in caso di crisi, emergenze o particolari esigenze operative.









