Una strategia della tensione in salsa camorristica. Bombe, manifesti mortuari, incrocio di attentati e intimidazioni contro due simboli della lotta ai clan, all'illegalità e al degrado. Come nel caso della bomba messa a pochi metri dalla parrocchia di padre Maurizio Patriciello, simbolo del riscatto antimafioso al Parco Verde di Caivano. Su questa storia il boss Pasquale Cristiano non ha dubbi: «Si è trattato di una bomba messa dai miei rivali contro di noi, perché non avevamo intenzione di lasciare i nostri alleati sul territorio». Dunque, l'agguato contro il simbolo dell'antimafia, con un obiettivo dichiarato: concentrare la pressione investigativa sulla piazze di spaccio dei Cristiano, che erano alleati con quelli di parco Verde, dove si era consumato l'agguato esplosivo. Un attentato plateale, ma anche mediatico, nella consapevolezza che per un paio di mesi almeno quelli dell'asse Caivano-Arzano (leggi rione della 167, gestito un tempo dai Cristiano), avrebbero avuto difficoltà anche solo a vendere una dose di cocaina. Ma non è l'unico episodio da inserire in questo contesto, in questa strategia della tensione tra clan avversari. Prima della bomba contro don Maurizio Patriciello, c'era stato un altro attentato.
Colpiti simboli anticamorra nel Napoletano: bomba a Don Patriciello e manifesti funebri al capo dei vigili
Una strategia della tensione in salsa camorristica. Bombe, manifesti mortuari, incrocio di attentati e intimidazioni contro due simboli della lotta ai clan, all'illegalità e al degrado....








