Nei prossimi vent’anni migliaia di miliardi passeranno tra generazioni, ridisegnando economia e società. Ma il boom delle eredità convive con un doppio debito: ambientale e sociale. Tra clima, disuguaglianze e mobilità in crisi, più ricchezza privata rischia di non significare più progresso

Stiamo entrando in una fase storica senza precedenti. Nei prossimi due decenni assisteremo al più grande trasferimento intergenerazionale di ricchezza mai registrato. Migliaia di miliardi di euro passeranno dalle generazioni nate nel secondo dopoguerra – la cosiddetta Baby Boom Generation, spesso evocata, con un tocco di irriverenza, con il termine, di boomers – ai loro figli e nipoti, attraverso eredità, donazioni e successioni. È un fenomeno che molti osservatori descrivono come una straordinaria opportunità per ridisegnare il futuro economico delle società avanzate.

Eppure questo passaggio di ricchezza avviene non senza profonde contraddizioni. Mai come oggi le generazioni più anziane si trovano nella condizione di trasferire tanto capitale finanziario a quelle più giovani, e mai come oggi il debito lasciato alle generazioni future è stato così elevato. E non si tratta soltanto del debito pubblico accumulato da molti Paesi occidentali. Esiste un debito ancora più profondo, spesso invisibile nei bilanci economici ma evidente nei sistemi naturali: il debito ambientale.