Bob Dylan ha più volte cantato di quel mistero inconsistente, e insieme così denso, che è il tempo. In una delle sue canzoni universalmente adorate da chi lo ascolta con un trasporto che somiglia a un tormento dell’anima, c'è Not dark yet. Canta:

I know it looks like I'm moving/ but I'm standing still

So che sembra mi stia muovendo/ ma sono fermo

Il disco dal quale è tratta è il capolavoro Time out of mind, del 1997, titolo che trasposto in italiano significa “Dalla notte dei tempi”. L’immagine della copertina, uno scatto mosso, sembra indicare il cammino frenetico dell’uomo, che però non può fermare proprio nulla. E tutto torna. Torna l’ossessione del “tempus fugit” di virgiliana memoria, perché se è tangibile che “fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo”, cosa può significare per un uomo come Bob Dylan, che contiene moltitudini e una capacità di infrangerlo quel tempo con il suo essere sempre attuale, trovarsi alla soglia della fine?

Il New York Times ha chiesto ha una serie di volti noti della cultura americana, tra i quali Liza Minnelli (80 anni), Robert De Niro (82) e Art Garfunkel (84), i pro e i contro dell’essere ottuagenari. Robert Allen Zimmerman, che lo scorso 24 maggio di anni ne ha compiuti 85, ha risposto all’appello della testata con un breve saggio che, come accade sempre quando sceglie la scrittura, offre più di una riflessione.