La vera notizia è che col suo nuovo album, “The boys of dungeon lane”, inciso alla tenera età di 84 anni (li compirà tra pochi giorni), Paul McCartney è al primo posto della classifica inglese, il che da una parte ci conferma come la debolezza del mainstream contemporaneo ci condanni a vivere nel passato, dall’altra è un evento incredibilmente tenero, che ha molte cose da dirci, a cominciare dal fatto che Paul non fa nulla per nascondere le incertezze dell’età, canta con la sua voce di oggi, la voce di un uomo di 84 anni, tanto per ribadire, in epoca di inganni, la necessità di essere veri.Non solo, si rinnova a distanza la più falsa ma allo stesso deliziosa e archetipica rivalità della storia del rock, quella con gli Stones, il cui nuovo album, “Foreign tongues”, uscirà il 10 di luglio. Sembra incredibile ma sono ancora lì, a cantare, a scrivere pezzi, a incidere dischi e, perché no, a fare concerti: McCartney e Rolling Stones, ovvero quello che rimane dei Beatles e il gruppo di pietre più longevo al mondo. E sembrano anche divertirsi come matti. Paul è andato a trovare gli “amici” Stones mentre incidevano a Los Angeles e, visto che c’era, ha registrato una linea di basso funk per un pezzo. Quindi sappiamo che nel nuovo album ci sarà un pezzo suonato con un ex Beatles, e lo raccontano ridendo. Paul dice di essere tornato a casa e aver detto in famiglia: «Incredibile, oggi ho suonato con gli Stones!», come se non stesse solleticando le fantasie di milioni di appassionati, compreso il sottoscritto. Non solo, Paul ha anche trovato il tempo per essere ospite nell’ultima storica puntata di Stephen Colbert, tanto per lasciare un’impronta beatlesiana nella rivolta anti-Trump. Nel suo disco, intanto, ha chiamato per un duetto l’amico Ringo Starr anche perché le canzoni sono un viaggio nella memoria, in un periodo di innocente adolescenza che precede il successo, precede i Beatles, quando i quattro erano solo ragazzi di Liverpool che vedevano il mondo dalla periferia dell’impero e mai avrebbero sospettato di poter diventare la più incredibile vicenda della cultura pop novecentesca. A questo proposito vale la pena ricordare che tra pochi giorni ricorre l’anniversario di un evento epocale. Il 25 giugno del 1967 fu realizzata la prima trasmissione in Mondovisione, prima prova di quella che tempo dopo avremmo chiamato globalizzazione. Ogni Paese doveva proporre un suo video rappresentativo. L’Italia mandò un concorso ippico. Gli inglesi invece provarono a chiedere ai Beatles di concepire una canzone espressamente per la trasmissione. La canzone era “All you need is love”, e le parole di Lennon sono ancora un monito: «Non c’è niente che tu possa fare che non possa essere fatto».