di Michele Fino
Fu tra i primi a credere che il Roero potesse competere con i grandi territori del vino italiano. Dai diradamenti fatti di nascosto alle Barbere premiate da Wine Spectator, Matteo Correggia ha trasformato un territorio contadino in una terra di grandi vini. A venticinque anni dalla morte, il suo insegnamento vive ancora nelle bottiglie, nella famiglia e in un Roero che senza di lui non sarebbe lo stesso
Il 25esimo anniversario della scomparsa di Matteo Correggia non rappresenta solo una ricorrenza cronologica, ma il momento di riflessione su una figura che è stata molto più di un semplice produttore: un rivoluzionario visionario capace di riscrivere integralmente la storia del Roero. Prima della sua ascesa, il territorio era frammentato in una produzione policulturale dove il vino era spesso venduto sfuso e le vigne erano solo una parte di un’economia basata anche su frutta e allevamento. Matteo ebbe l’intuizione, allora quasi provocatoria, di scommettere sulla qualità assoluta, comprendendo prima di altri il potenziale dei terreni sabbiosi locali.
L'eresia della qualità: i diradamenti domenicali Il suo spirito innovatore si scontrava con una cultura contadina che considerava l'uva un «dono di Dio» da non sprecare mai. Come ha raccontato Luca Rostagno, storico collaboratore dell'azienda, Matteo compiva gesti allora ritenuti «blasfemi», come i primi diradamenti eseguiti clandestinamente di domenica. Tagliava i grappoli nel giorno di festa affinché nessuno vedesse lo «spreco» a terra e lo considerasse un eretico. Questa ossessione per la qualità lo portò anche a una rivoluzione in cantina: sostituì le vecchie botti esauste del trisnonno, che spesso penalizzavano il vino con difetti microbiologici, con legni piccoli e nuovi per cercare un'eleganza allora sconosciuta nel Roero. I risultati non tardarono ad arrivare, culminando nei 93 punti assegnati da Wine Spectator alla sua Barbera 1990, un punteggio allora impensabile per quel vitigno e per un produttore attivo da soli due anni.L’insegnamento di Matteo: oltre i numeri, un insegnamento mai meramente tecnico. Per Matteo, il vino doveva essere un'emozione liquida, non una semplice soluzione idroalcolica.






