Nell’anno dell’Asti come vino ufficiale della Regione Piemonte, il ricordo è andato a Renato Ratti, che fu direttore del Consorzio di Tutela. Ma Renato Ratti è stato anche uno dei grandi innovatori del Barolo, sicuramente uno dei vignaioli che ha contribuito a costruirne il successo mondiale. Pioniere del concetto di “cru”, dopo aver esplorato la Borgogna, è stato autore di un importante lavoro, che poi si tradurrà in una celebre mappa dei vigneti storici del Barolo. Sempre lui mise a punto un metodo di vinificazione moderno delle uve nebbiolo destinato a fare scuola (si accorciano i tempi di fermentazione e macerazione e si riducono a due gli anni di maturazione in legno). A Renato Ratti si deve poi l’invenzione, nel 1973, della bottiglia iconica “Albeisa”, dal nome di Alba, ispirata ad alcune forme antiche pre-napoleoniche, da allora prodotta in venti milioni di pezzi, con oltre trecento produttori.

Dopo l’esperienza in Brasile con Cinzano, nel 1965 torna in Piemonte e investe in una prima vigna nella storica zona di Marcenasco, intorno all’Abbazia dell’Annunziata nel comune di La Morra: qui fin dall’anno Mille sorgeva un insediamento benedettino che nel 2025 è “Museo Renato Ratti del Barolo e dei Vini d’Alba” per volere stesso della famiglia che, in questo rinnovato percorso museale anche multimediale, ha ricostruito la straordinaria parabola professionale e umana di un autentico padre fondatore, grazie alla cui opera il vino italiano è entrato definitivamente nel futuro.