MONTEBELLUNA (TREVISO) - Scoperti e denunciati i due responsabili del furto del monumento dedicato ai caduti nei lager: si tratta di due italiani che, dopo aver segato alla base la statua, l'hanno fatta a pezzi e successivamente fusa. Il tutto per ricavare poco più di un migliaio di euro dalla vendita del bronzo sul mercato nero dei metalli. È questa la fine che ha fatto il monumento dedicato agli Internati, scomparso dal piazzale a nord di Santa Maria in Colle. I carabinieri della stazione di Montebelluna, con il supporto della polizia locale che ha analizzato le sequenze di tutte le telecamere di sorveglianza della zona, sono riusciti a ricostruire con precisione le fasi del furto e a identificare i responsabili.
I responsabili A portare via la statua, questa volta, non sarebbe stata una banda dell'Est Europa già nota per furti di rame - come inizialmente ipotizzato - bensì due italiani, amici tra loro, che avrebbero pianificato con attenzione il colpo, probabilmente convinti di ottenere un bottino più consistente. Si tratta di un 44enne di Setteville (Belluno) e di un 45enne di Valdobbiadene. I due sono stati denunciati per furto al termine di un'indagine approfondita che ha portato gli inquirenti fino alle porte della provincia di Vicenza. Qui, secondo quanto ricostruito, la statua sarebbe stata smembrata e poi fusa, garantendo ai responsabili un guadagno immediato. Sono tuttora in corso accertamenti sulla loro posizione, poiché, pur essendo al momento gli unici indagati, non si esclude che possano aver agito su commissione o con eventuali complici nella fase di smaltimento del materiale rubato.Il colpo Il furto risale alla notte del 25 maggio: nei giorni seguenti, assieme a un altro gesto (un atto vandalico in quel caso) nello stesso punto, ha suscitato forte sdegno in città. Inizialmente si era pensato anche a un sabotaggio politico, salvo poi comprendere il modus operandi mirato a conservare l'integrità del metallo. Dopo la mezzanotte, alcuni residenti avevano riferito di aver udito un forte schianto, come di un oggetto pesante caduto a terra: il giorno successivo era stato trovato soltanto il basamento della statua, dando così l'allarme. A essere sottratta e completamente distrutta è stata la figura di un uomo a grandezza naturale, insieme a quattro delle cinque colombe che lo circondavano. Per abbatterla i due si sono avvicinati con una delle automobili intestate a loro, hanno raggiunto e leggermente spostato una telecamera di sorveglianza per garantirsi di "lavorare" in tranquillità. Con un seghetto da ferro e un piede di porco si sono messi a lavorare sulla struttura, riuscendo infine a "strapparla" dalla base. Gli attrezzi erano stati trovati il giorno seguente durante il sopralluogo dei militari dell'Arma. A quel punto, in due, hanno spostato la statua nel bagagliaio di una Dacia coprendola con un telo per poi mettersi in viaggio. Hanno dovuto fare a pezzi l'opera più e più volte, poi l'hanno portata in un'azienda del Vicentino, chiedendo che venisse fusa. I carabinieri sono arrivati a loro attraverso la videosorveglianza. Il sindaco Adalberto Bordin aveva definito il gesto "vile", sottolineando il danno non solo materiale ma anche simbolico alla memoria collettiva. Nella zona si era già ipotizzata una colletta per la ricostruzione del monumento e ora si valuterà se i responsabili potranno essere chiamati a contribuire al risarcimento dei danni.









