Urge una moratoria sulle statue pubbliche. È in atto una vera emergenza statuaria. Se si nutre ammirazione o affetto per una figura storica o anche per un parente, è meglio dedicargli un giardino o uno slargo piuttosto che una statua per non rovinargli la memoria. Anni fa un noto imprenditore umbro raccontò che un cliente asiatico del padre gli volle regalare una statura dorata, pesantissima e ovviamente kitsch che per educazione, dopo mille insistenze, accettò ma poi non sapeva dove mettere visto l’effetto statua della mamma del Gran Maestro dell’Ufficio raccomandazioni e promozioni Diego Catellami in Fantozzi (1975) di Luciano Salce.Se ci sembrano mostruose quella alta 182 metri di Sardar Patel, primo ministro dell’Indipendenza indiana, voluta da Modi in India o quella doppia di Kim Il Sung e Kim Jong II a Pyongyang in Corea del Nord, alte solo 22 metri, non sono da meno quelle italiane che dilagano. La lista ormai è lunga: da quella in pietra leccese che ritrae Manuela Arcuri mentre stringe una cornucopia sul lungomare di Porto Cesareo del 2002 a quella di Alberto Sordi inaugurata ieri al parco di Villa De Sanctis sulla Casilina, mentre siede al centro di una panchina (in modo che nessun barbone possa distendersi, il diavolo si nasconde nei dettagli) con una smorfia deforme mentre saluta non si sa chi: “E’ una statua a misura di cittadino, come era Sordi, quindi uno si può sedere accanto a lui e farci una chiacchierata e guardarsi negli occhi”, ha detto il sindaco Roberto Gualtieri. A Milano invece c’è più attenzione alle quote rosa. Ecco allora Cristina Trivulzio di Belgiojoso in piazza Belgiojoso, patriota e scrittrice.Fin qui la sinistra, a destra si guarda ai numi tutelari come l’ormai celebre montanelloide sgradito persino ai montanelliani del 2006 nei giardini pubblici omonimi milanesi o Gabriele d’Annunzio seduto in piazza della Borsa a Trieste del 2019, nel centenario dell’impresa di Fiume, con buona pace dell’ambasciata croata che protestò. Passiamo al fumetto: il simpatico fascistone Benito Jacovitti è seduto sempre su una panchina nella sua Termoli intento a disegnare con tanto di sigaro. Lasciando da parte il tema sacro, ci sono gli eroi bipartisan e quindi ecco non una ma ben due statue per Totò al Vomero Alto e al Rione Sanità, naturalmente a Napoli, e due anche Lucio Dalla però in città diverse: a Bologna e Troina in provincia di Enna. Divisivo invece è ancora Bettino Craxi, ma anche lui si è meritato due statue una ad Aulla che essendo vicino a Carrara è in marmo e l’altra a Rieti, in bronzo (deliziosi gli occhiali sagomati a farfalla, sempre in bronzo). Per par condicio anche Margherita Hack beneficerà presto dello sdoppiamento: se nel 2022 l’Università Statale di Milano ha ricevuto in dono una statua provvista anche di titolo, “Sguardo fisico”, che la ritrae – si fa per dire, è irriconoscibile – intenta a guardare le stelle però senza cannocchiale ovvero mimando con le mani verso l’alto, con effetto comico involontario, ora niente paura perché a febbraio è passata infatti all’unanimità, al Consiglio comunale fiorentino, la mozione per collocare un’altra sua statua vicino all’Osservatorio di Arcetri o in prossimità del liceo classico Galileo Galilei con procedura socialdemocratica ovvero “senza ricorrere a sponsorizzazioni private, ma piuttosto affidandosi a percorsi partecipativi dal basso”.Poi ci sarebbero le statue che camminano: quella di Rino Gaetano a Crotone che dall’omonima piazzetta sul lungomare è stata poi vista in piazza della Resistenza, o quella sublime di Bud Spencer in vetroresina colorato a Livorno, voluta dalla prima giunta grillina d’Italia per un’arte popolare e non più elitaria, che rimossa dalla giunta successiva l’anno scorso è ricomparsa davanti a un pub.Urge insomma una moratoria delle statue o quantomeno un quadro normativo chiaro al fine di una redistribuzione equa e solidale del kitsch in ogni angolo d’Italia.
Le statue si sdoppiano, scompaiono e poi ritornano. Urge una moratoria
La lista ormai è lunga: da quella in pietra leccese che ritrae Manuela Arcuri mentre stringe una cornucopia sul lungomare di Porto Cesareo del 2002 a quella di Alberto Sordi inaugurata ieri al parco di Villa De Sanctis sulla Casilina











