Da quando non c’è più Giuseppe Bonaviri (1924-2009), autore de “La divina foresta” e di tante altre opere memorabili per creatività e poesia, tra i narratori italiani solo Dario Voltolini poteva scrivere il monologo interiore di un cespuglio spinoso, la Salsola tragus (foto). E infatti, sotto il vincolo botanico del Bosco degli scrittori che nel 2022 Aboca Editore per la prima volta fece verdeggiare al Salone del Libro di Torino, Voltolini questo improbabile soliloquio lo ha scritto (“Il cespuglio”, 109 pagine, 15 euro). Non solo: il vincolo, come spesso accade, è servito a liberare i vagabondaggi del pensiero. Il battesimo di Linneo Nota volgarmente come “salsola caprina”, fantasiosamente come “porcellana di mare” e più confidenzialmente come “rotolacampo”, Salsola tragus ebbe nome e cognome scientifici nel 1756 da Carl von Linné (latinizzato Linneus e italianizzato Linneo), che la domiciliò nell’area mediterranea ("Habitat in Europa australi"). Ma già compilando Species Plantarum, due volumi del 1753 che segnano la nascita della moderna classificazione botanica, il naturalista svedese aveva istituito il genere Salsola. Confusione inevitabile Senonché il carattere invasivo di questa erbacea di facili costumi ha complicato la classificazione. Intorno al 1870 Salsola apparve nel South Dakota (USA), dove era giunta clandestinamente viaggiando con semi di lino provenienti dalla Russia. Benché sia la più conosciuta di questo genere di infestanti e un tempo si pensasse che ne esistesse una sola specie, ora sappiamo che il genere Salsola include più di una specie e alcuni ibridi. Ciò ha portato a una confusione tassonomica nel trattare i generi Salsola e Kali in America. Studi recenti mostrano che la popolazione un tempo assegnata a Salsola tragus comprende tre o più specie morfologicamente simili che differiscono per dimensione e forma dei fiori. Il gruppo fu incluso nella famiglia Chenopodiaceae, ma le Chenopodiaceae – generi Salsola e Kali compresi – successivamente furono assegnate alla famiglia delle Amaranthaceae. Scelta rivelatrice Queste informazioni non sono pura pedanteria: hanno a che vedere i molti significati simbolici che Voltolini estrae da Salsola tragus. È rivelativo il fatto che fra le 380 mila specie vegetali attualmente accolte nel Royal Botanic Gardens di Kew, potendo scegliere tra alberi d’alto fusto forestali e ornamentali, piante da frutto e da fiore, specie esotiche e specie da noi endemiche, Voltolini abbia optato per un oscuro cespuglio tondeggiante dai rami intricati. Nella prima pagina lo incontriamo già rinsecchito, espiantato e rotolante sotto la spinta del vento – brezza, maestrale, bora, il Santa Ana incendiario della California. In apparenza quella palla cespugliosa è un quasi-vuoto che rimbalza sulle asperità del terreno, si ferma e riparte, accelera e frena. In realtà è piena – piena di aria (o di spirito?). Certamente non è morta, ha appena iniziato la sua seconda vita, quella più importante perché porterà nel mondo mezzo milione di semi. Vertiginosa ascensione Il monologo vagabondo della Salsola è intriso di letteratura, geologia, climatologia, alluvioni, frattali, atomi, correnti ascendenti e catabatiche. Ascendente è quella che trascina Salsola nella sua estrema avventura, che è mistica, meteorologica, linguisticamente allucinata – vorticazione, sparamento, uraganico. Nell’ultima pagina, la Salsola è preda di uno pneuma «che mi smembra, mi srotola da me stesso, sfila ogni mia fibra da tutto l’intrico, mi libera da me stessa, mi spiega e dispiega (…) e trapanando in purissimo azzurro mi fingo un’ascesa senza freni e senza limite, in una successione infinita dove universi multipli si instaurano uno sull’altro come inimmaginabili matrioske cosmiche, questo mi immagino / come cespuglio». L’etichetta minimalista accompagna, suo malgrado, Dario Voltolini. Ma quanti messaggi possono contenere certi mondi minimi.