Su una panchina di legno come quella approntata per l’occasione un anno fa a Kananaskis, in Canada, la premier italiana immortalata a discutere animatamente, quasi a “rimproverare” il presidente americano. A passeggio sulle rive del lago di Ginevra, o magari nello sconfinato parco dell’Hotel Royal, blindatissimo cinque stelle in stile Belle Èpoque che ospiterà da questo pomeriggio il G7 a Évian-les-Bains. In un modo o nell’altro Giorgia Meloni rivedrà Donald Trump, dopo mesi di grande gelo con l’uomo forte della Casa Bianca, generoso di stoccate e attacchi personali contro la leader italiana.
A TU PER TU Bisogna partire dall’incontro più atteso - guai a parlare di “bilaterale”, da Palazzo Chigi smorzano, «si vedranno tra una sessione e l’altra» - per affacciarsi sul summit dei sette grandi in Francia, al confine con la Svizzera. Agenda ricca - dalla guerra in Ucraina da trattare con Volodymyr Zelensky alle merci cinesi che travolgono i mercati occidentali fino all’Intelligenza artificiale - ma inevitabilmente travolta dalla cronaca. Ovvero dall’intesa a distanza fra Stati Uniti e Iran siglata ieri sera. La premier ha trascorso una domenica di lavoro, preparando con lo staff gli interventi delle diverse sessioni G7 a cui prenderà parte. Con un occhio “all’antipasto” del summit stamattina, a Roma, fra le siepi di Villa Pamphilij, dove è attesa la premier giapponese Sanae Takaichi. Feeling personale assicurato con la leader conservatrice che ha ospitato a Tokyo Meloni a gennaio e a “Giorgia” è unita, oltre che dalla politica, dalla passione per fumetti e manga. Sono ore sospese per la presidente del Consiglio. La svolta nelle trattative iraniane può gradualmente risolvere la crisi energetica e migliorare il quadro dei conti e della borsa italiana. Ma all’orizzonte c’è anche un nuovo impegno. Trump, dopo l’ennesimo attacco agli alleati europei tacciati come “inutili” nella campagna mediorientale, aveva lasciato aperto uno spiraglio: «Potranno rendersi utili» d’ora in poi. E ieri sera, subito dopo l’annuncio dell’intesa, è arrivata la dichiarazione congiunta di Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. «Essenziale la riapertura di Hormuz. Faremo la nostra parte. Pronti a contribuire a una missione difensiva per la sicurezza della navigazione e lo sminamento». Gli americani sono in pressing per una missione navale europea nello Stretto, ora che la tregua è siglata. Obiettivo: sminare le acque minate dai pasdaràn e aiutare a scortare i mercantili. Impegno che l’Italia ha già preso mettendo a disposizione due cacciamine della Marina - il Rimini e il Gaeta erano ancora ieri fermi al largo del porto di Djibouti - come ribadirà oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto al segretario Usa Pete Hegseth a Washington. Ma neanche un motore si accenderà senza regole di ingaggio chiare, è la linea di Palazzo Chigi, ovvero senza un cessate-il-fuoco granitico e un adeguato “cappello” internazionale alla missione navale. E anche di questo parlerà la premier all’Hotel Royal di Evian con il padrone di casa Emmanuel Macron e gli altri leader impegnati per Hormuz, dal tedesco Friedrich Merz all’inglese Keir Starmer. Confronti serrati, qualche frizione da mettere in conto. Certo, la vera incognita resta l’insondabile Trump, che Meloni vedrà già stasera alla cena d’esordio del summit, ma ci sarà da “battagliare” anche con gli alleati europei con cui l’intesa varia da dossier a dossier, come dimostrano le riunioni preparatorie degli sherpa. Italia e Francia fanno quadrato, ad esempio, sul fronte migratorio e Roma ha ottenuto di mettere al centro dell’agenda G7 la lotta ai trafficanti di esseri umani. E ancora si registra sintonia sulla proposta di una nuova missione internazionale di peacekeeping nel Sud del Libano per sostituire l’onusiana Unifil, in scadenza a fine anno, sperando di vincere le resistenze degli Stati Uniti. Ma i due Paesi divisi dalle Alpi litigano dietro le quinte su altre partite non secondarie. Come la nomina dell’Alto Rappresentante Ue per la Bosnia, motivo di crescenti tensioni sull’asse Roma-Parigi. Il governo italiano, con il pieno sostegno dell’amministrazione Trump, insiste sulla candidatura dell’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, i francesi oppongono il veto insieme ai tedeschi e propongono il connazionale René Troccaz. Un muro contro muro che ha costretto l’Europa a una fumata nera lo scorso 4 giugno e potrebbe agitare gli animi in vista del bilaterale Meloni-Macron ad Antibes a fine mese. Tutto si tiene in questa settimana all’insegna della diplomazia, scandita dal summit dei 7 in Francia e poi da un Consiglio europeo attesissimo, dove si discuterà la proposta lanciata dal cancelliere Merz di aprire le porte dell’Ue all’Ucraina. Meloni ha già chiarito in Parlamento che l’Italia, pur dichiarandosi favorevole all’ingresso di Kiev nell’Unione, non intende aprire corsie preferenziali che lascerebbero indietro i Balcani occidentali, da anni “in fila” per la membership europea. La guerra in Ucraina intanto sarà un piatto centrale del menù di Evian e chissà se sarà smentito l’ottimismo della vigilia di Zelensky, che ieri ha fatto gli auguri a Trump per i suoi 80 anni con una telefonata definita «straordinaria». Meloni ha preparato nei dettagli il faccia a faccia con Trump. Utile a discutere, fra l’altro, i piani di disimpegno militare degli americani dall’Europa.I PIANI MILITARI L’ultimo, reso noto dal Pentagono, prevede di smobilitare una parte della flotta di caccia, jet da ricognizione, navi e sottomarini dal Vecchio Continente. Annuncio accolto con un brivido dalle cancellerie europee. Fonti di massimo livello a conoscenza dei piani americani spiegano che per il momento l’Italia dovrebbe essere risparmiata dal riassetto. Non è poco. Meloni dovrà armarsi di diplomazia per rialzare un po’ la temperatura dei rapporti fra Italia e Usa. E ricucire in parte con Trump. La premier gli ha fatto gli auguri per gli 80 anni? Ieri sera si rincorrevano voci di un messaggio, o di una telefonata diretta a Trump con cui Meloni avrebbe rotto il ghiaccio in vista del vis-a-vis, ma nessuna conferma ufficiale. C’è sempre Evian.















