Google e l'Università della California di San Diego (UC San Diego) stanno lavorando a un progetto che punta a dare una seconda vita agli smartphone dismessi, trasformandoli in una piattaforma di calcolo destinata ad attività accademiche e di ricerca. L'iniziativa, denominata "Phone Cluster Computing", prevede la realizzazione di un datacenter composto da circa 2.000 smartphone Pixel ritirati dal mercato o non più utilizzati dai proprietari.
L'idea nasce dalla necessità di affrontare una delle principali criticità ambientali del settore tecnologico: le emissioni legate alla produzione dell'hardware, il cosiddetto "carbonio incorporato". Se da anni l'industria lavora per ridurre i consumi energetici dei datacenter e aumentare il ricorso a fonti rinnovabili, la produzione di nuovi dispositivi continua a rappresentare una quota significativa dell'impatto ambientale complessivo.
Secondo i ricercatori, gli smartphone sostituiti ogni pochi anni dagli utenti conservano spesso gran parte delle proprie capacità di elaborazione. Pur essendo considerati obsoleti per l'uso quotidiano, integrano ancora processori, memoria e storage sufficienti per numerosi carichi di lavoro. Riutilizzarli permetterebbe quindi di evitare la produzione di nuovo hardware e di estendere il ciclo di vita dei componenti esistenti.











