Genova – La Chiesa ha tempi lunghi e le tradizioni non si possono stravolgere. Ma padre Tasca (seguendo le indicazioni della Cei) sta rinnovando su base diocesana le modalità e regole del catechismo, che non viene più presentato solo come una tappa obbligata per accedere ai sacramenti: è invece un percorso che coinvolge sempre più le famiglie e può prevedere modalità diverse, anche l’anticipazione della cresima per farla in una stessa cerimonia con la Comunione. Siamo nel pieno della transizione: si sono chiuse le cerimonie dell’anno, i nuovi corsi riprenderanno dopo l’estate e ora è il tempo delle scelte, per i sacerdoti e per le famiglie. Perché nel 2026 a Genova ci sono parrocchie dove Prima Comunione e Cresima sono proposte a distanza di alcuni anni l’una dall’altra, preti che le distanziano di ventiquattr’ore (una sabato e l’altra domenica) o le programmano nel corso di una stessa celebrazione. E ci sono anche parrocchie (per ora, solo undici) che hanno aderito a una formula sperimentale in cui il catechismo viene proposto su base familiare, coinvolgendo e responsabilizzando direttamente i genitori dei ragazzi, chiamati a diventare essi stessi catechisti per i loro figli. Il punto di partenza: il catechismo ha l’obiettivo di trasmettere a bambini e preadolescenti quelle che, per i cattolici, sono le radici su cui costruire un percorso di fede, elementi di teologia che non possono cambiare. Ma possono cambiare invece le modalità per presentarli e questo è avvenuto più volte anche in passato. È sufficiente guardare all’indietro nel tempo. Fino agli anni Settanta, ai bambini veniva proposto il catechismo di San Pio X, fatto di brevi formule (a domanda e risposta) da imparare a memoria. Il Concilio Vaticano II aveva messo in discussione quel metodo didattico che progressivamente era stato superato, per essere poi sostituito dal nuovo Catechismo della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992. Passano ancora trent’anni e si arriva al 2021, l’anno in cui la Cei presenta le linee guida per la catechesi “Artigiani di comunità”. Papa Francesco, invitando a rinnovare il linguaggio per parlare di Dio, le presentava così: «Questo è il tempo per essere artigiani di comunità aperte che sanno valorizzare i talenti di ciascuno». Bergoglio lasciava così alle spalle un sistema rigido in cui preti e catechisti si proponevano come professori a scuola. Quattro anni fa, il responsabile dell’Ufficio catechistico della Curia di Genova era don Gianfranco Calabrese. Ma era il tempo del Covid: e allora, in quei mesi, ecco il materiale didattico consegnato ai genitori per consentire forme di catechesi domestica, oppure lezioni tenute con adeguato distanziamento in chiesa, incontri con Zoom. Proprio in quei giorni, don Calabrese aveva creato un piccolo gruppo di riflessione per iniziare a discutere sulle possibili scelte per il rinnovamento della catechesi nell’arcidiocesi secondo le indicazioni del Papa e della Cei. Altro cambio in corso d’opera: nello stesso 2021 padre Tasca, a un anno dal suo arrivo a Genova, vara la riforma della Curia e chiama don Calabrese a ricoprire uno dei ruoli di vertice, nominandolo vicario episcopale per l’Annuncio del Vangelo e la missionarietà. Di fatto, una sorta di ministro della Pastorale. A quel punto, l’ufficio catechistico viene affidato a don Matteo Firpo che due anni fa, accogliendo le indicazioni dei vescovi italiani e di padre Tasca, firma il documento diocesano “Orientamenti per rinnovare il cammino dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi con le famiglie”. Scrive don Firpo: «Se in questi anni il motto del percorso sinodale era “camminare insieme”, a questo punto dell’itinerario, continuando a privilegiare ciò che si fa insieme, credo sia comunque il momento di camminare. Stare fermi, al contrario, significa far andare le cose come vanno, come sono sempre andate, senza preoccuparsi se bene o male». Lo stesso don Firpo precisa che non si tratta di un testo definitivo o normativo: «È una ispirazione dalla quale poter partire: la catechesi esce dall’aula del catechismo, lascia banchi, sussidi e maestra e cammina tra tutte le realtà della comunità cristiana. Non è più nelle mani di pochi, di esperti, non sta nella scatola chiusa e stretta di orari scolastici e programmi, ma vive della vita e della fede dei credenti di una parrocchia». Ai catechisti viene quindi consegnato un sussidio “Un primo passo”. Tra i punti che più colpiscono le famiglie: l’ammissione ai sacramenti non avviene guardando semplicemente alla classe scolastica (con la Comunione in terza elementare e la Cresima in seconda media) «ma anche secondo percorsi differenziati»); il catechismo va integrato con tutto ciò che di bello e positivo si fa nella parrocchia; si può accedere ai sacramenti anche in un parrocchia diversa da quella di provenienza; la Cresima può essere amministrata prima della Comunione o anche nello stesso giorno. Tutto nasce dal confronto tra famiglie, sacerdote e catechisti. Laicamente, può sembrare che la Chiesa cerchi di agevolare le famiglie per non perdere ulteriori pezzi. Ma, spiega una catechista, la logica è diversa: «Il senso è andare al cuore di Gesù. E Gesù è gioia».