Pubblicato il: 15/06/2026 – 7:01
di Mariateresa Ripolo
ROMA Un’architettura finanziaria complessa, dove il caporalato è l’ultimo anello di una catena criminale che unisce la schiavitù nei campi alle truffe ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Le mafie, e la ’ndrangheta in prima fila, utilizzano l’agricoltura come un immenso bancomat e, al contempo, come ammortizzatore sociale interno. Uno scenario che emerge con chiarezza dai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali e agroalimentari. L’analisi si è concentrata sugli eventi di Amendolara, nel Cosentino, dove quattro braccianti sono stati uccisi, bruciati vivi all’interno di un’auto per ritorsione da parte dei caporali. A delineare i meccanismi di questo sistema è stato Fabio Vitale, direttore generale dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), nel corso di un’audizione volta a ricostruire la filiera dell’illegalità attraverso i dati in possesso dell’agenzia.L’analisi di Vitale prende le mosse proprio dal violento fatto di cronaca avvenuto in Calabria, e su quanto emerso dalle indagini in base alla testimonianza dell’unico sopravvissuto alla strage: i quattro braccianti avevano fatto richieste lavorative ben precise e il rifiuto dei caporali ha portato alla loro eliminazione, in un contesto di «continua estorsione» sul territorio. La violenza diventa così lo strumento estremo per mantenere l’assoluto controllo sulla manodopera e reprimere sul nascere ogni rivendicazione di legalità.










