La presunta svogliatezza della Gen Z nasconde in realtà una profonda stanchezza decisionale, amplificata dalle vetrine del successo sui social e dall’impatto dell’intelligenza artificiale. Per intercettare nuovi talenti, le imprese sono chiamate a superare i cliché e cambiare rotta: “Le aziende devono offrire ambienti in cui ognuno sia riconosciuto come persona e non soltanto sulla base della performance”, ha dichiarato Betty Pagnin, founder di BuddyJob e Equity Partner di OneDay Group

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