«Il blocco dello Stretto di Hormuz ha tagliato risorse vitali, ma l’Europa resiste. Rispetto allo shock del 2022, il continente mostra maggiore solidità». Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, esamina le conseguenze della guerra in Medio Oriente e dell’impasse su Hormuz. E riflette sull'intero mercato energetico europeo. «Rinnovabili, nucleare, reti e transizione sono fondamentali, è questo il momento di spingere sull’acceleratore per la nostra autonomia strategica», spiega. Anche con meno vincoli burocratici. Lo stop alla navigazione tramite Hormuz dura oramai da tre mesi: l'Europa è preparata nei fatti o andiamo incontro a uno scenario peggiore per persistenza rispetto a due anni fa? «L'Europa risulta senza dubbio più preparata. A partire dalla crisi del 2022 abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento del gas. Abbiamo costruito e attivato nuovi terminali di rigassificazione sul territorio, intervenendo con opere infrastrutturali in Italia e in Germania, e aperto nuove rotte di fornitura. Il mercato mondiale del Gnl ha registrato un netto miglioramento strutturale: rispetto al 2022, la capacità complessiva globale è aumentata del 9 per cento». Come si traduce? «Questo significa che l'offerta risulta abbondante e abbiamo una capacità infrastrutturale per gestirla in sicurezza. Il gas del Qatar rappresenta una frazione ridotta della matrice di consumo europea. Parliamo di volumi complessivi compresi tra i 12 e i 13 miliardi di metri cubi all'anno. A titolo di paragone, il gas russo in quel momento storico pesava per 140 miliardi di metri cubi sulle nostre importazioni».