Quando Elon Musk parla di data center orbitali, vuole portare i computer nello spazio, alimentarli con il Sole, liberare la Terra da consumo di energia e acqua. Al di là del fatto che l’energia solare sulla terra è abbondante, il 2% del Sahara potrebbe sopperire a tutta l’energia elettrica del mondo, prima di chiederci se funzioneranno i server, dobbiamo chiederci se reggerà l’orbita. Nei documenti depositati alla FCC si parla addirittura di un sistema fino a un milione di satelliti per data center nello spazio. Per capire l’ordine di grandezza del rischio, basta però fermarsi a un caso molto più prudente: 80 mila satelliti, una scala comparabile alla richiesta di Starcloud da 88 mila satelliti, circa otto volte il numero di satelliti attualmente operativi. Anche così, i numeri diventano enormi. Il rischio va diviso in tre categorie.

La prima riguarda i satelliti della costellazione. Finché sono operativi, comunicano e manovrano, non sono detriti. Ma se si guastano diventano oggetti passivi lanciati a 7-8 chilometri al secondo. In una flotta di 80 mila satelliti, anche l’1% di fallimenti significa 800 corpi morti in orbita. Un modello per satelliti con grandi radiatori, circa 120 metri quadrati ciascuno, dà circa 1.900 collisioni «naturali» l’anno in assenza di controllo attivo. Non significa che avverranno tutte: significa che il sistema di guida deve evitarle quasi tutte. Se sbagliasse un caso su mille, resterebbero quasi due collisioni catastrofiche l’anno; uno su diecimila vorrebbe dire circa una ogni cinque anni.