Lidea lanciata da Sam Altman. L'ingegnere elettrico Ali Hajimiri sta progettando un sistema di energia solare spaziale, in grado di generare elettricità a 10 centesimi per kilowattora

I data center, il motore invisibile che alimenta le nostre attività quotidiane, ma anche mostri energivori di cui conosciamo bene i limiti. Uso intensivo di risorse idriche, emissione di gas serra: più della metà dell'energia di cui sono alimentati proviene da combustibili fossili. E le aziende che dipendono da questi sistemi lo sanno bene. Così, i grandi nomi delle Big Tech lanciano un’idea: piazzare direttamente nello spazio i data center, cioè i grandi edifici che ospitano i server che fanno funzionare siti, social, app. Praticamente tutto il Web. A parlarne nel podcast di Theo Von è Sam Altman, l’amministratore delegato di OpenAi. «Immagino che, con il tempo, gran parte del mondo finirà per essere coperta da data center», ha ammesso durante l'intervista. «Forse dovremmo pensare di installarli nello spazio. Ci investirei migliaia di miliardi».

Che cos'è la sfera di Dyson?Altman ha proposto di creare una sfera di Dyson, una struttura a tratti fantascientifica, teorizzata nel 1960 dal fisico britannico Freeman Dyson. Questa sfera consisterebbe in un'enorme struttura di rivestimento che potrebbe essere applicata attorno a un corpo stellare, allo scopo di massimizzare la cattura dell'energia proveniente dall'astro. Un'ipotesi che si collega a doppio filo a una teoria formulata appena qualche anno dopo, nel 1964, dall'astronomo russo Nikolaj Kardashev, che sviluppò un metodo di classificazione delle civiltà in base al loro livello tecnologico. In questo contesto, una struttura futuristica come la sfera di Dyson si collocherebbe al livello 2 della scala di Kardashev, livello che include le civiltà capaci di raccogliere tutta l'energia della stella del proprio sistema planetario. Inutile dire che, al momento, la nostra civiltà non si trova nemmeno al livello 1, in cui vengono inserite le civiltà in grado di utilizzare tutta l'energia disponibile sul loro pianeta di origine, sfruttando anche risorse come l'aria, l'acqua e la luce solare. Per gli esperti, questa idea risulta pressochè irrealizzabile: la costruzione di una simile struttura richiederebbe risorse superiori a quelle disponibili sulla Terra, con il rischio di compromettere la sua abitabilità. E anzi, per realizzare un progetto del genere, sarebbe probabilmente necessario recuperare materie prime da altri pianeti del sistema solare, come una parte sostanziale della massa di Mercurio.