Il 5 febbraio 2025 sembrava aprire un capitolo prestigioso per Andrea Carli: il Csm lo aveva appena designato all’unanimità alla presidenza del Tribunale di Treviso, indicandolo come successore di Antonello Maria Fabbro.

Forte di quella investitura, il magistrato aveva rapidamente riorganizzato la propria vita: secondo le ricostruzioni, vendette la casa di Biella in fretta e furia per acquistare un’altra nel capoluogo della Marca, senza soffermarsi a trattare sul prezzo dell’immobile piemontese.

Quella certezza, però, si è però - come racconta il Gazzettino - presto incrinata a seguito del ricorso al Tar presentato da Daniela Ronzani. Inizialmente esclusa per un vizio formale — un’autocandidatura risultata più lunga rispetto al fac-simile previsto — la magistrata è riuscita a ribaltare la situazione. Di fronte all’impugnazione, il 3 maggio il Csm ha deciso in autotutela di annullare la nomina di Carli, «declassandolo» temporaneamente a facente funzione; l’8 ottobre, la presidenza è stata poi definitivamente assegnata proprio a Ronzani.

Per lei, un traguardo storico: «il mio sogno», ha dichiarato, diventando la prima donna alla guida del Tribunale di Treviso. Rimasto senza incarico, Carli ha reagito in sede amministrativa, ricorrendo al Tar per ottenere dal Csm e dal ministero della Giustizia un risarcimento per «lesione dell’affidamento incolpevole».