Un fiume di persone, tra fede e tradizione, ha accompagnato anche quest'anno il Carro trionfale di Sant'Antonio per le vie di Messina. Migliaia i fedeli che hanno preso parte alla storica processione, trasformando il cuore della città in un grande abbraccio collettivo. Perché a Messina la festa di Sant'Antonio è molto più di una tradizione religiosa: è un rito identitario che continua a unire generazioni e comunità.L'allestimento e la partenza dal santuario

La festa è iniziata nel cortile dell'Istituto dei Padri Rogazionisti, dove la monumentale macchina votiva viene allestita prima della partenza. Tra preghiere, richieste di grazie e ringraziamenti, il rito si rinnova mescolando sacro e quotidianità: accanto ai piedi scalzi dei devoti e ai sai dei tiratori, non mancano smartphone, selfie e videochiamate per condividere l'emozione del momento.Il corteo tra paggetti, marinaretti e autorità

Il Carro, decorato con gladioli bianchi e fiori di stagione, ha sfilato accompagnato dai paggetti antoniani, dalle marinarette e dai marinaretti in bianco e turchese, simbolo di una devozione che parla anche di inclusione e accoglienza. In testa al corteo i religiosi rogazionisti guidati dal rettore della basilica santuario, padre Mario Magro, dal superiore della Provincia Italia-Europa dei Rogazionisti padre Antonio Leuci, insieme alle autorità civili con il sindaco Federico Basile, ai volontari della Protezione civile e alle comunità del territorio. Momento particolarmente intenso la sosta davanti alla basilica per l'uscita del busto reliquiario, accompagnata dall'omaggio del Piccolo Coro dell'Istituto Spirito Santo.Un anno speciale: il centenario di Sant'Annibale