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Elisa Messina

La condanna delle parole del generale è stata bipartisan. Ma lui intercetta una platea vasta di italiani che non crede alla matrice culturale della violenza di genere

Parole destinate a scatenare reazioni e cosi è stato. Quelle sul reato di femminicidio pronunciate da Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, a conclusione dell'assemblea costituente del suo partito a Roma: «Il femminicidio: un reato è più o meno grave in base alla vittima e non al reato? E' una assurdità, serve a fare il lavaggio del cervello alla cittadinanza. Non è questa la funzione del diritto penale la cui suddivisione in fattispecie non ha basi».

Immediate le reazioni di condanna bipartisan del mondo politico: la legge che ha istituito la fattispecie di reato di femminicidio, la 577-bis del Codice Penale, è stata votata all'unanimità dal Parlamento. Ed è stata salutata come un passaggio di civilità: mettere nero su bianco che uccidere una donna in quanto donna, per limitarne la libertà, la personalità e la dignità, ha significato, per la prima volta, riconoscere un delitto «particolare» perché ha una matrice culturale precisa nella volontà maschile di controlle e possesso sulla donna. Un delitto diverso dagli altri.