Poi, ha insistito perché ciò avvenisse “oggi stesso”, rilanciando la “dottrina Dahiyeh”, una strategia che prevede l’uso della forza militare anche su infrastrutture civili. “Lo esorto - ha scritto riferendosi a Netanyahu - ad attuarla con determinazione e forza, abbattendo oggi stesso altri edifici a Dahiyeh. Ci troviamo in un momento cruciale per plasmare il futuro della regione. Abbiamo promesso sicurezza agli abitanti del nord e dobbiamo mantenere la promessa”.Non è mancato, a fargli eco, Itamar Ben Gvir. Il ministro della Sicurezza nazionale ha scritto che “di fronte al terrorismo non si dà tregua, si sferra un colpo decisivo”. E ha promesso di ribadirlo anche a Netanyahu: “Per ogni drone, un missile; per ogni violazione, fuoco; per ogni Uav, Dahiyeh deve tremare; per ogni capello sulla testa di un soldato dell’Idf, mille terroristi di Hezbollah”. Nelle stesse ore, il premier e il ministro della Difesa Israel Katz hanno confermato che l’Idf ha colpito “obiettivi terroristici di Hezbollah” nel sud di Beirut.Nelle ultime 24 ore Israele ha già colpito oltre 70 siti di Hezbollah, mentre nel Libano meridionale continuano raid tra i distretti di Tiro, Nabatieh e Sidone, con altri morti e feriti civili. Il ministero della Sanità libanese ha aggiornato il bilancio complessivo tenuto dal 2 marzo: almeno 3.756 morti e 11.632 feriti. Restano le continue denunce di Beirut e di diversi attori internazionali su un cessate il fuoco che, nei fatti, non ha fermato i bombardamenti.
Guerra in Libano, Smotrich e Ben-Gvir rilanciano "l'equazione" per convincere Netanyahu a colpire anche i civili: "Per ogni colpo sparato, devono crollare dieci palazzi"
I due ministri hanno rilanciato la dottrina Dahiyeh, proprio mentre nelle ultime 24 ore Israele ha già colpito oltre 70 siti di Hezbollah e nel Libano meridiona








