La guerra grande A Beirut intanto prevale un cauto ottimismo: il governo è convinto che la Casa bianca costringerà Tel Aviv a ritirarsi
I comandi militari israeliani, scriveva ieri Maariv, attendono di conoscere il contenuto del memorandum d’intesa tra Usa e Iran. Le informazioni ricevute sarebbero rassicuranti per Benyamin Netanyahu e i vertici delle forze armate. L’accordo prevederebbe che le truppe israeliane restino dove sono, sulla Linea Gialla che delimita la zona cuscinetto creata nel Libano meridionale. Non solo: potranno continuare a colpire nell’area compresa tra il confine e la Linea Gialla. Centinaia di migliaia di civili libanesi non saranno autorizzati a tornare nei centri abitati all’interno della zona cuscinetto e in altre aree. Tutto come previsto da Netanyahu, quando ha annunciato lunedì sera che Israele non si ritirerà dal Libano. A Beirut, però, hanno ricevuto altre indiscrezioni.
Nabih Berri, presidente sciita del Parlamento e alleato di Hezbollah, si diceva ieri soddisfatto perché, da ciò che ha saputo, il ritiro israeliano dal Paese è contemplato dall’accordo tra Usa e Iran. «Israele non ha libertà di manovra e nei 60 giorni di tregua si lavorerà per garantire che l’esercito di occupazione lasci il Libano», ha riferito ai giornalisti. E quando gli hanno chiesto cosa, a suo avviso, garantirà un destino diverso e migliore a questo accordo rispetto a quello di tregua del 27 novembre 2024, mai rispettato da Israele, Berri ha risposto: «Questa volta Donald Trump se n’è occupato personalmente e l’Iran è presente con tutto il suo peso e la sua supervisione». Moderatamente fiducioso appare anche Hezbollah.










