Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato una nuova e violenta ondata di attacchi aerei mirati sul distretto di Dahiyeh, la periferia meridionale di Beirut nota per essere la roccaforte del gruppo sciita Hezbollah.I bombardamenti hanno pesantemente colpito e danneggiato i sobborghi della capitale libanese, giustificati da Tel Aviv come una risposta immediata alle «ripetute e continue violazioni» del cessate il fuoco da parte della fazione filo-iraniana, nonostante siano state proprio le forze israeliane a bombardare la capitale del Paese dei Cedri durante i negoziati USA-Iran. Il ministro Katz ha lanciato un duro monito, legando direttamente il destino delle periferie di Beirut alla sicurezza dei centri abitati israeliani: «I sobborghi meridionali di Beirut non sono diversi dalle città del nord di Israele: se non c'è pace al Nord, non ci sarà pace a Beirut».

L'operazione guidata dall'IDF non si limita ai raid aerei sulla capitale, ma serve a delineare, secondo loro, la complessa e drammatica ricostruzione di un conflitto che rischia di sprofondare in una nuova fase di totale escalation. Sul campo, l'esercito israeliano sta proseguendo le manovre di terra con l'obiettivo dichiarato di eliminare ogni minaccia e trasformare l'area del fiume Litani in una zona demilitarizzata, priva di armi e interamente sotto il controllo delle forze regolari israeliane. Nel frattempo, i combattimenti restano violentissimi nel sud del Paese: Hezbollah ha annunciato che le sue milizie stanno strenuamente contrastando le truppe israeliane nei pressi del Castello di Beaufort, la fortezza altamente strategica che Israele ha dichiarato di aver occupato ma dove l'IDF, secondo i comunicati della fazione libanese, starebbe incontrando enormi difficoltà a consolidare la propria presenza.Lo stallo diplomatico e l'ombra dell'Iran dietro l'escalation La ripresa dei bombardamenti a tappeto su Dahiyeh rischia di far fallire definitivamente gli sforzi diplomatici messi in campo per promuovere una tregua duratura, riducendo drasticamente le opzioni negoziali del Libano. Dietro questo improvviso irrigidimento dei fronti, gli alleati del Partito di Dio non si son fatti attendere: secondo fonti libanesi, i Guardiani della Rivoluzione iraniani avrebbero esortato Hezbollah a inasprire le tensioni sul campo proprio per ottenere una posizione di maggior forza contrattuale nei colloqui sotterranei in corso tra Washington e Teheran, colloqui attualmente sospesi proprio a causa dell'aggressività mostrata dall'IDF nel sud del Libano. Le stesse fonti accusano sia Israele che Hezbollah di non volere realmente la pace, puntando il dito contro la passività e la mancata volontà degli Stati Uniti nel frenare l'iniziativa militare di Netanyahu.Nel timore che la situazione possa degenerare in un conflitto totale, il Ministro degli Esteri di Beirut, Youssef Raggi, ha avviato contatti diplomatici d'urgenza con i principali partner regionali e internazionali nel tentativo disperato di arginare il crollo della sicurezza interna.L'appello dell'Unione Europea: «Rispettare la sovranità del Libano» Davanti al drammatico deterioramento del quadro bellico, la comunità internazionale ha espresso profonda preoccupazione per le sorti della popolazione civile. L'Unione Europea è intervenuta duramente chiedendo a Israele l'immediato stop dell'escalation militare e il pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del Libano. Tramite il portavoce per gli Affari Esteri Anouar el Anouni, Bruxelles ha ribadito la necessità di sostenere i canali diplomatici e ha espresso totale vicinanza ai cittadini libanesi, estranei alle logiche di questa guerra: «Il popolo libanese ha già sopportato immense sofferenze. Non ha scelto questa guerra, e questa guerra non lo riguarda. Il popolo del Libano e quello di Israele hanno il diritto di vivere in pace, sicurezza e dignità, liberi dalla minaccia di un nuovo conflitto.»L'UE ha inoltre confermato lo stanziamento continuo di aiuti economici e forniture d'emergenza per consentire alle autorità di Beirut di gestire una crisi umanitaria che si fa ogni ora più insostenibile.