Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

Alle 9 del mattino di lunedì il premier israeliano ha annunciato l’intenzione di colpire il baluardo di Hezbollah nella zona meridionale di Beirut, a Dahyeh. Orario insolito per le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, se non fosse che durante la notte si sono tenuti intensi colloqui telefonici con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che ha parlato anche con il presidente libanese Joseph Aoun sui negoziati per il cessate il fuoco. Un funzionario statunitense ha rivelato che «per far progredire le trattative, gli Usa hanno proposto un piano chiaro: Hezbollah deve porre fine agli attacchi contro il nord di Israele e cessare il fuoco per primo. In cambio, Israele si asterrà da qualsiasi escalation a Beirut». L’organizzazione sciita ha risposto insistendo che sia l’Idf a cessare i raid come prima mossa. Secondo il resoconto americano, Aoun ha tentato di promuovere la soluzione Usa, ma «la risposta del presidente dell’Assemblea nazionale Nabih Berri (alleato di Hezbollah) è stata evasiva e deludente». Quindi, la dichiarazione del primo ministro israeliano per mettere alle strette l’organizzazione pro-Iran, probabilmente sostenuta dall’amministrazione americana, di minacciare Beirut.