Alle 9 del mattino di lunedì il premier israeliano ha annunciato l'intenzione di colpire il baluardo di Hezbollah nella zona meridionale di Beirut, a Dahyeh. Orario insolito per le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, se non fosse che durante la notte si sono tenuti intensi colloqui telefonici con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che ha parlato anche con il presidente libanese Joseph Aoun sui negoziati per il cessate il fuoco. Un funzionario statunitense ha rivelato che "per far progredire le trattative, gli Usa hanno proposto un piano chiaro: Hezbollah deve porre fine agli attacchi contro il nord di Israele e cessare il fuoco per primo. In cambio, Israele si asterrà da qualsiasi escalation a Beirut". L'organizzazione sciita ha risposto insistendo che sia l'Idf a cessare i raid come prima mossa. Secondo il resoconto americano, Aoun ha tentato di promuovere la soluzione Usa, ma "la risposta del presidente dell'Assemblea nazionale Nabih Berri (alleato di Hezbollah) è stata evasiva e deludente". Quindi, la dichiarazione del primo ministro israeliano per mettere alle strette l'organizzazione pro-Iran, probabilmente sostenuta dall'amministrazione americana, di minacciare Beirut. Di fatto, il preannunciato bombardamento a Dahyeh, nonostante gli ordini di evacuazione diffusi dall'Idf, non è avvenuto e secondo i media è stato fermato all'ultimo momento dagli Stati Uniti. Che invece premono per accelerare la via negoziale. Secondo il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat "i canali diplomatici ufficiali libanesi hanno informato gli Stati Uniti che Hezbollah ha accettato la proposta di cessate il fuoco di Washington ed è pronto a impegnarsi a non colpire Israele, in cambio di un impegno analogo a non colpire i sobborghi sud di Beirut". La notizia non è stata confermata ufficialmente. Ma intanto resta confermato l'incontro diretto di martedì a Washington tra le delegazioni diplomatiche libanese e israeliana, con la supervisione Usa, per raggiungere la tregua. I commentatori israeliani dei principali telegiornali hanno sottolineato "gli sforzi diplomatici dietro le quinte per evitare che l'Idf attaccasse Beirut portando al centro dell'eventuale accordo un ritiro solo parziale di Tsahal dal territorio libanese". Non è chiaro se si tratti della Linea Gialla già segnata durante il cessate il fuoco di aprile o se sia compreso anche l'iconico castello di Beaufort. Tra minacce e ritorsioni dichiarate, la giornata ha registrato la reazione in chiaro di Teheran, che si è spinta a minacciare il blocco totale dei negoziati, alle parole di Netanyahu: "Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è inequivocabilmente un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso quello in Libano", ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi su X. Il presidente Aoun ha esposto la sua posizione pubblicamente incontrando una delegazione di imprenditori: "Il negoziato è più sicuro della guerra. Tuttavia, i colloqui non risolveranno il problema in pochi istanti, richiedono tempo e non abbiamo altra scelta. Purtroppo, alcuni li considerano una resa, ma non è così. Non si tratta nemmeno di una concessione, bensì di una soluzione per fermare le guerre con il minor danno possibile. Non arretreremo, stiamo facendo l'impossibile", ha detto. Resta la situazione sul terreno, la vita sotto il fuoco per il milione di residenti nel nord di Israele è insostenibile. Così come resta drammatica per buona parte dei 700 mila abitanti del sud del Libano, sfollati a più riprese dalle loro case mentre l'Idf continua a colpire con un bilancio che nelle ultime ore ha contato almeno 6 morti e 23 feriti nell'attacco vicino all'ospedale Jabal di Tiro.