Ho letto ed apprezzato la riflessione dell’avv. Enzo Augusto sulla «Gazzetta». Stile ironico, ma pacato che ci riconduce ad un’epoca politicamente lontanissima: quella dei partiti. Quando esistevano. Ovviamente nulla da dire su Michele Emiliano comunista. È una storia che non conosco, quindi mi fido di Enzo Augusto che non ha interesse a dire falsità storiche. Intervengo per aggiungere fatti ed atti che forse Augusto non conosce ed integrare un percorso politico che non era solo quello del PDS.
Siamo nel 2003 e Bari si appresta al rinnovo del Consiglio Comunale e all’elezione del Sindaco dopo i dieci anni di Simone Di Cagno Abbrescia.
Le condizioni dei partiti di Centrosinistra a Bari non brillano. Nel 1995 ha perso la prof. Rosina Basso Lobello, candidata sindaco ed esponente di spicco del Partito Popolare e dell’area cattolica; nel 1999 ha perso il prof. Beppe Vacca, autorevolissimo comunista togliattiano e persona di grande spessore culturale. Il centrosinistra ha tanti partiti: PDS, La Margherita, SDI, Verdi, PdCI, Socialisti Autonomisti, Rifondazione e altri ancora. Un’armata Brancaleone, spesso autoreferenziale e chiusa in se stessa. Alla Provincia il Presidente è Marcello Vernola della Margherita, da anni in rotta con il suo partito, per metodi di governo molto personali e aperture improprie verso la coalizione di centrodestra. Sono Segretario Provinciale della Margherita, in aperta polemica politica quotidiana con Marcello Vernola. Ovviamente nulla di personale. Marcello è difeso da una parte minoritaria della Margherita che fa capo all’on. Giusy Servodio e a Gugliemo Minervini. Accanitamente lo sostiene il PDS, che riceve grandi benefici politici e che fa incontri, come dice Augusto, non con la Margherita, ma con Vernola a titolo personale. Fuori dal PDS, gli altri non contano.








