Intervengo in punta di piedi nella discussione aperta dai miei amici Enzo Augusto e Gero Grassi, con cui ho condiviso alcune fasi del mio impegno politico, a proposito della candidatura di Michele Emiliano a Sindaco di Bari nel 2024. Il mio impegno allora in città plurale mi permette una testimonianza diretta del clima e dei tanti episodi che la favorirono.

Personalmente, credo che D’alema si convinse della candidatura di Michele, non tanto per discussioni interne al partito, che come si sa era diviso in vari fronti, ma in occasione di una iniziativa con Emiliano, presso la libreria Laterza, dove confluirono in gran numero gli intellettuali e la società civile della città. Ma ancora di più si convinse quando alla fine improvvisammo una passeggiata che si trasformò in un corteo verso e dentro Bari Vecchia. C’erano i cittadini di tutti i ceti sociali da via Sparano sino alle zone più difficili della città vecchia. E tutti andavano incontro a Emiliano che li salutava con calore.

D’Alema capì allora la potenza di quella connessione. E la forza di una candidatura nata e cresciuta non in stanze di partito, né in tinelli di dirigenti. Fu una connessione con un popolo che ha retto per 20 anni, come solo le cose vere e non le architetture precostituite possono fare. Cene e stanze di partito servirono, come sempre i luoghi di confronto, ma vennero dopo. All’opera c’erano l’onda Emiliano che costruiva quella connessione nelle strade di Bari e le associazioni ed i partiti del centrosinistra che la costruivano nella Convenzione di centrosinistra. Con l’alternarsi di conflitti e mediazioni grazie ad un interprete vero della cittadinanza attiva come Franco Cassano.