La polemica nasce dai divieti imposti ad alcuni giornalisti durante le conferenze di Frankie de Jong, Hakimi e Vinicius. È un’esigenza pratica, legata esclusivamente alla disponibilità dei servizi di traduzione simultanea previsti.
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Perché non è possibile parlare in spagnolo durante le conferenze ai Mondiali? È successo per ben tre volte e, se è vero che due indizi fanno una prova, quanto accaduto in sala stampa anche con Frankie de Jong (calciatore olandese del Barcellona) è la conferma del rigido protocollo organizzativo della FIFA. Una situazione del genere si era verificata anche con Achraf Hakimi (difensore del Marocco nato e cresciuto in Spagna) e con Vinicius (giocatore brasiliano del Real Madrid) alimentando polemiche. Tutto è nato dal divieto imposto a un giornalista messicano (Rodrigo Ornelas, di TV Azteca Deportes) di rivolgersi ai tesserati usando l'idioma iberico: prima che la domanda fosse completata, però, il moderatore della FIFA è intervenuto ricordando che in quella conferenza non erano previste domande in spagnolo.
"Si chiede di usare le lingue delle squadre coinvolte, per le quali c'è traduzione disponibile", la seconda parte della frase dà l'esatta dimensione della versione ufficiale dei funzionari della comunicazione. La polemica sulla lingua in cui esprimersi ai Mondiali Com'è possibile, considerata sia la diffusione di quella lingua negli Stati Uniti e il fatto che lo stesso Messico è uno dei Paesi organizzatori? La domanda polemica ha trovato risposta non in un veto vero e proprio previsto dal regolamento ma in un'esigenza pratica, legata esclusivamente alla disponibilità dei servizi di traduzione simultanea previsti dalla FIFA in occasione delle conferenze stampa, seguendo anche indicazioni specifiche che arrivano dalle rispettive federazioni.











