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Redazione Sport

Hakimi, de Jong e Vinicius sorpresi dalla situazione: tutta «colpa» della «regola delle tre lingue»

Frankie de Jong, Achraf Hakimi, Vinicius. Tre giocatori, tre divieti, una certezza: le domande in spagnolo al Mondiale non si possono fare. O meglio, solo in pochissimi casi. Perché se quanto successo la prima volta con il marocchino poteva sembrare un caso isolato, ora non lo è più. In questi giorni non sono mancate le polemiche per le conferenze stampa che hanno visto come protagonisti i calciatori sopracitati. Ma cos'è successo? Sui social media hanno fatto molto scalpore i video in cui ai giornalisti veniva negata la possibilità di porre domande in spagnolo, nonostante il benestare e (e per Vinicius) la preferenza dei tre giocatori. Curioso, pensando al fatto che sia la seconda lingua più parlata negli Stati Uniti.

La spiegazione è "semplice" e risponde alla «regola delle tre lingue», che consiste nella possibilità nelle conferenze stampa di porre domande solo in inglese e nelle lingue parlate dalle due squadre della partita. Esiste poi per ogni federazione l'opportunità di presentare alle federazioni un elenco di lingue ritenute necessarie, così da poter prevedere gli interpreti adatti. Nel caso di Brasile-Marocco, per esempio, erano concessi l'inglese, il portoghese, l'italiano (richiesto dai sudamericani per Carlo Ancelotti), l'arabo e il francese. Niente spagnolo, consentito solo (salvo richieste specifiche) per Messico, Spagna, Argentina, Uruguay, Colombia, Ecuador e Paraguay.