Forse è presto per parlare di strade che si dividono, forse è tardi per immaginare che tutto possa riprendere come prima, come negli ultimi sette decenni. Forse tra poco le cose invece si aggiusteranno come già è successo in passato dopo sospetti giri di valzer e occhi dolci a spasimanti pronti a tornare ad essere micidiali rivali. Ma il connubio fra Coca Cola e McDonald's che ha segnato l’ultima fase della Guerra Fredda e improntato di sé l’epoca della Fine della Storia, fino a giungere alle sgangherate fughe in avanti dell’oggi, quel connubio ora scricchiola, si contorce in una serie di assicurazioni non richieste, prosegue stancamente in un alternarsi di non detti e cattivi pensieri. Perché l’amore è eterno finché dura, figuriamoci l’alleanza nel business.
Era il 1955 quando la Coca-Cola, nella persona di Waddy Pratt, scelse il suo partner nel mondo del fast food, prateria all’epoca solcata da pochi spiriti bradi; il suo partner, nella persona di un certo Ray Kroc, portò in dote una catena di rapido conforto alimentare denominato McDonald’s. Si dettero la mano, i due sensali, e l’hamburger associato alla Coca Cola divenne quel che nelle civiltà mediterranee è il binomio pane-vino. Simbolo, cioè, di elementare convivialità e di frugale soddisfazione dei bisogni primari. “Restiamo profondamente impegnati nei confronti della nostra lunga partnership con la Coca-Cola, il cui iconico brand continua a svolgere un ruolo centrale nel nostro successo aziendale” sottolinea da Chicago la direzione generale di McDonald’s, e non ci vuole un esperto di marketing per capire cosa vuol dire tutta questa zuccherosa melassa.






