Il siparietto manda in sollucchero i cronisti. Lei, in tailleur attillato e cravatta dello stesso color perla, lancia l’amo: «Siamo sempre stati amici». Lui fa il galante: «Sono stato abbandonato». Lei civetta: “Non è vero”. L’amico comune fa il paciere: «Su su, ora siete di nuovo amici». Una festa per qualsiasi testata rosa, se non fosse che in scena ci sono il presidente degli Stati Uniti, la premier italiana e il presidente del Consiglio europeo. Sempre divi ma non di Hollywood. Del resto le battute si sprecano. «Consideratemi una combattente», scherza Meloni a proposito della inusuale mise segnalata dal complimentoso Merz. «Non solo una lady», gigioneggia Costa. Ma per una volta le battute da tappeto rosso non sono solo colore locale: testimoniano di un clima che è effettivamente più disteso del solito, soprattutto nei rapporti fra Trump e tutti gli altri.

Per parlare di fiamma tornata ad ardere tra l’americano e la ex prediletta italiana è presto. Il sospirato incontro bilaterale non c’è stato e difficilmente arriverà oggi. Ma un passo avanti sostanziale sulla strada del disgelo con l’offeso Donald la premier lo ha fatto: due chiacchierate fitte, una nella notte tra lunedì e martedì, l’altra a latere del pranzo di lavoro del G7 su Hormuz, e non si è trattato solo di convenevoli. Chiarimento a tutto campo con approdo comune: l’unità dell’Occidente è importante per tutti. Meloni lo ripete come un disco incantato da un anno e mezzo, ovvio che si compiaccia se a confermarlo è il presidente americano meno attento all’unità dell’occidente che ci sia mai stato. Un terzo incontro è previsto per stamattina e l’italiana conta su quello per sbrinare un altro po’ di ghiaccio.