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Marco Galluzzo, inviato a Evian

Le parole tra la premier e il tycoon americano: lui le dice «sono stato abbandonato», lei gli risponde «ma dai»

DAL NOSTRO INVIATOEVIAN - Lei ride, lui fa il prezioso. Lei gli dice «ma dai», lui risponde «sono stato abbandonato». Lei interviene, con il fervore che le è proprio, durante le sessioni del G7, lui la guarda e sorride, ma poi è di nuovo accigliato. Come le coppie per le quali fu amore, politico s’intende, una frattura si può ricomporre in molti modi. E ieri il riavvicinamento fra Trump e Meloni ha avuto il registro dell’ironia reciproca, delle battute, del piglio permaloso dell’amante tradito che non si vuole concedere al primo tentativo di lei, con i diplomatici che hanno avuto bel da fare nel veicolare il flusso di informazioni: come chiamare tutto questo?

Il concetto chiave, disgelo, è passato. Ma poi è stata anche questione di semantica: c’è stato «un chiarimento», ha insistito Palazzo Chigi, descrivendo un premier che tiene il punto e si riavvicina al presidente americano, nella prima cena di lavoro del G7, due giorni fa, con il carattere di quella che non recede di un passo dalle sue convinzioni. Eppure è difficile, anche in politica, che almeno la mimica non si adegui al registro delle persone normali, per così dire: e allora alla faccia del serio chiarimento, senza battute nè scherzi, nel pomeriggio i due ex super alleati, che forse lo ritorneranno, catturano l’attenzione del cancelliere Merz e del portoghese Antonio Costa, con un siparietto in cui la premier regala un sorriso all’inquilino della Casa Bianca, sillabando quel «siamo sempre stati amici» che farà titolo, che non può non fare effetto.