L’Europa riconosce alle foreste un valore economico legato ai benefici ambientali che producono. Da qui la proposta: applicare una logica simile anche alla cultura e ai borghi, creando strumenti capaci di remunerarne il valore pubblico e sociale. La riflessione di Stefano Monti

È di qualche giorno fa la notizia che l’Italia sta diventando sempre più un Paese forestale.

Più di 100 mila km quadrati, pari a più di un terzo dell’intera superficie nazionale, con un’estensione che supera i territori a destinazione agricola, e che è, come prevedibile, prevalentemente concentrata nei comuni montani.

Si tratta di un dato estremamente importante, soprattutto alla luce di una serie di riflessioni che, di recente, hanno iniziato ad interessare sempre più il dibattito pubblico, come il valore economico e sociale delle foreste, e un’interpretazione del loro ruolo in una logica ecosistemica.

Riflessioni che, a vederle da vicino, assomigliano molto a tutta una serie di riflessioni che, parallelamente, si stanno sviluppando anche in altri settori, quello culturale in testa.