Il 52% della deforestazione incorporata nei consumi italiani si concentra in due categorie di prodotti: olio di palma e prodotti bovini
Quando si parla di deforestazione, il pensiero corre spesso all’Amazzonia, alle foreste tropicali del Sud Est asiatico o a chissà quale piantagione nelle aree più remote del pianeta. Eppure, una parte di quel fenomeno passa anche dalle nostre tavole, dalle nostre industrie e dai prodotti che consumiamo ogni giorno. Secondo un report di Etifor e dell’Università degli Studi di Padova, le filiere italiane, compresi alcuni settori di eccellenza del “made in Italy”, compromettono ogni anno più di 31mila ettari di foresta, una superficie pari a circa 45mila campi da calcio. Il dato più curioso è che più della metà della deforestazione incorporata nei consumi italiani (il 53%) si concentra in due sole categorie di prodotto (olio di palma e prodotti bovini) e in due soli Paesi (Brasile e Indonesia).
Le foreste che scompaiono e il regolamento Ue che continua a slittare
I dati del report Deforestation Made in Italy si inseriscono in un contesto già piuttosto preoccupante. Secondo la Fao, le foreste coprono oggi circa il 32% delle terre emerse, ma dal 1990 a oggi il mondo ha perso quasi mezzo miliardo di ettari di superficie forestale, un’area pari a circa 16 volte quella dell’Italia. Il principale motore della deforestazione resta l’agricoltura industriale, responsabile di oltre metà delle foreste scomparse nelle aree tropicali. È anche per contrastare questo fenomeno che nel 2023 l’Unione europea ha approvato il Regolamento sui prodotti a deforestazione zero (Eudr), che vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti associati alla distruzione delle foreste.











