di
Marianna Peluso
La cooperativa nata a Milano nel 2016 dà lavoro a cento dipendenti. Hanno disabilità psichiche e cognitive: «Valorizziamo i loro talenti». Da bottega per la vendita del biologico, oggi offre servizi alle aziende
Quando si conosce una persona nuova, subito dopo averle chiesto il nome e la provenienza, la domanda successiva è quasi sempre la stessa: «Cosa fai nella vita?». Se non si è in grado di rispondere a questo interrogativo, magari perché tagliati fuori dal mercato del lavoro, l’esclusione sociale e relazionale diventa un muro insormontabile. Partendo da questa constatazione, nel 2016 è nata a Milano ZeroPerCento, una cooperativa sociale di tipo B, una classificazione che racchiude un principio fondamentale: le persone fragili non sono «utenti» da assistere, ma dipendenti regolarmente assunti e retribuiti. Una scelta che ha trasformato l’inserimento lavorativo di persone con disabilità psichiche e cognitive in un modello d’impresa. La forza di questa realtà non risiede solo nei numeri, ma nelle storie di chi la abita quotidianamente. Come quella di Valentina, trent’anni, assunta nel giugno del 2023. «Ho iniziato quando eravamo ancora in una bottega e io ho imparato a fare l’operatrice e la cassiera, partendo da zero» racconta con orgoglio. «Oggi sto seguendo un corso per diventare coordinatrice del magazzino. Per me è una bellissima dimostrazione di fiducia. In futuro vorrei diventare una figura di riferimento per gli altri, dimostrando che si può vivere, lavorare ed essere indipendenti anche con una disabilità».









