di
Cesare Giuzzi
Sì all’affidamento in prova. Era a Bollate dal 2015. «A indagine riaperta ha mostrato equilibrio»
«Gli elementi evidenziati dagli operatori concorrono nel delineare un percorso trattamentale che può sfociare nell’avvio di un pieno reinserimento nel tessuto sociale in considerazione di una progressione trattamentale fondata sulla accettazione della condanna, nonostante la posizione negatoria circa la sua responsabilità nonché sulla assoluta adesione alle regole anche in semilibertà, sperimentata per un congruo periodo di tempo». Sono le motivazioni, riportate in un’ordinanza di cinque pagine con la quale i giudici del Tribunale di Sorveglianza hanno dato il via libera all’affidamento in prova ad Alberto Stasi, condannato a 16 anni per il delitto di Chiara Poggi e rinchiuso nel carcere di Bollate dal 12 dicembre 2015.
Nel provvedimento si fa anche cenno alla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco ad opera della Procura di Pavia e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Per i magistrati, presieduti da Marcello Bortolato, «Stasi ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza; d’altro lato, il condannato ha dimostrato equilibrio e doti di resilienza nel fronteggiare l’emotività che ha certamente provocato la riapertura dell’indagine, così come l’eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica che essa ha suscitato».










