Alba di Canazei, Trentino – Nel momento in cui si arriva al Rifugio Contrin, a 2016 metri, in Val di Fassa, la scena è da film. Come quando i protagonisti di Jurassic Park, a bordo della loro jeep, vedono per la prima volta un dinosauro in carne e ossa. Solo che in questo caso, a lasciare a bocca aperta, sono dei monumenti naturali, come le montagne che circondano il Contrin. Lo smartphone non è ancora in modalità aereo e la prima cosa che viene spontaneo fare è portare la mano in tasca e scattare una foto. La sorpresa visiva lascia presto spazio agli altri sensi, che cominciano a fare capolino. Ed è allora che si inizia a intuire ciò che si sta per vivere.Dolomiti, Val di Fassa, Trentino © Mattia Rizzi/APT Val di Fassa

Mattia Rizzi/APT Val di FassaQuando lo smartphone smette di comandareQuello che state per leggere è il tentativo di elaborare ciò che ha rappresentato il primo digital detox retreat organizzato in rifugio alpino dall’Azienda per il turismo della Val di Fassa e guidato da Alessio Carciofi, docente universitario e tra le voci più riconoscibili in Italia sul tema del benessere digitale. Tre giorni ai piedi della Marmolada, tra prati verdissimi, pareti di roccia, momenti di silenziosa condivisione, forest bathing e conversazioni senza il “rumore” di fondo delle notifiche infinite. Un test prima di trasformare in un appuntamento fisso la collaborazione con questo territorio, a partire dal prossimo anno.Non la “solita” fuga romantica dalla tecnologia o il classico tentativo di trasformare la montagna in un antidoto contro il “veleno” rappresentato dallo smartphone. Questa esperienza funziona proprio perché non vuole essere nulla di tutto questo. Non chiede di diventare improvvisamente migliori, più spirituali, più analogici. Non chiede di mettere il dispositivo sottochiave. Propone qualcosa di meno ascetico, ma altrettanto complicato: tornare a capire e osservare come si vive quando nessuno ci interrompe o non ci sono vie di fuga “a portata di mano”.Il Rifugio Contrin, in questo senso, rappresenta un dispositivo al contrario. Se lo smartphone ti fa accelerare, il rifugio ti porta a rallentare. Se le notifiche frantumano la concentrazione, la montagna ti aiuta a ricomporla. Se il digitale ci mette continuamente al centro, le Dolomiti fanno l’opposto: ti ridimensionano.Per Carciofi, la scelta del rifugio non è stata casuale. “Questo luogo è un convento della natura, di cui si coglie la dimensione spirituale che oggi va recuperata”, dice. E aggiunge: “Alzando lo sguardo verso le Dolomiti ti rendi conto di quanto tu sia piccolo. Un punto di vista che ci aiuta anche nel rapporto con il digitale, che spesso ci fa credere di essere sempre al centro, quando non è affatto così”.Una considerazione dirimente che aiuta a capire meglio il percorso che si affronta durante un digital detox dove a emergere, molto spesso, sono le ansie per i giudizi altrui, per il bisogno di apparire come gli altri vorrebbero che fossimo. Ma questa volta non c’è giudizio, non c’è nessuno che ci dice quanto siamo “bravi” solo per non aver ceduto alla tentazione di sbloccare il telefono. Perché è il contesto che ci aiuta a rimetterlo al suo posto, naturalmente.Il Rifugio Contrin, Val di Fassa © Mattia Rizzi/APT Val di Fassa