Metti un giorno in un rifugio a duemila metri, sotto una montagna, una decina di giornalisti chiamati a testare un “Digital Detox Retreat”. Tienili lì tre giorni e due notti a meditare, star zitti, discutere con franchezza, riflettere, guardarsi dentro, passeggiare nel bosco, litigare e confrontarsi da soli o insieme ad altri. E anche mangiare e bere bene in un luogo straordinario, il rifugio Contrin, sopra Alba di Canazei e sotto la Marmolada, in Val di Fassa. Qualcuno scettico, altri più curiosi e aperti ai metodi utilizzati da Alessio Carciofi, docente universitario di Marketing & Digital Wellbeing e massimo esperto italiano di digital detox, curiosamente (ma non troppo) molto simili alle regole dei conventi del Milleduecento. Mescola il profumo dell’aria perfettamente pulita con il silenzio dei prati e le pareti della Marmolada. Ed ecco il risultato: un’esperienza bellissima, in un posto bellissimo. Un’esperienza che (almeno pare a chi scrive, di solito accusato di eccessivo spirito materialistico-dialettico) ha messo in moto una grande/piccola trasformazione personale.

Magari il cambiamento non sarà così profondo o duraturo. Purtroppo il mondo in cui viviamo, digitale e non solo digitale, schiaccia macina e trasforma in polvere finissima tutti i buoni propositi e le speranze di noi poveri esseri umani. Però è stata notevole la sorpresa di riuscire a socchiudere una porticina su un pezzo di sé stessi poco conosciuto. Così come l’opportunità di poter pensare un po’ di più e dover “fare” di meno. E i consigli di disintossicazione digitale - tutti di buon senso e facili da seguire, a nessuno è stato imposto di spegnere o non utilizzare lo smartphone - sono stati miracolosi e utilissimi. Ne riparliamo tra qualche riga.