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«Le articolate investigazioni hanno restituito il desolante quadro di uno svilente e strumentale utilizzo, storicamente diffuso e comune ad entrambe le fazioni politiche, delle ampie maglie normative entro le quali legittimamente può essere chiesto e ottenuto il trasferimento di residenza».

Il Tribunale del Riesame demolisce l’inchiesta della Procura della Repubblica di Messina sulle false residenze a Forza d’Agrò in occasione delle elezioni amministrative del 2024, depositando le motivazioni delle cinque ordinanze del 23 aprile con le quali sono stati revocati gli arresti domiciliari al sindaco Bruno Miliadò, al capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara, all'ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone, all'ausiliario del traffico Carmelo La Rocca e il divieto di dimora al consigliere di maggioranza Pippo Bondì.

I giudici Maria Vermiglio (presidente), Letteria Silipigni e Antonino Aliberti hanno escluso la sussistenza dell’associazione a delinquere, contestata come strumentale alla rielezione di Miliadò e dei suoi, ritenendo che «non si rinvengono tracce, neppure embrionali, del pactum sceleris che avrebbe legato gli agenti accertatori agli esponenti politici».