Il gip dice una cosa, il Riesame un’altra. È su questo contrasto che si gioca la vicenda di Consuelo Iannotti e Bruno Bevilacqua, arrestati a Roma con l’accusa di aver messo in scena la cosiddetta “truffa dello specchietto” ai danni di un anziano. Secondo la procura, i due avrebbero simulato un piccolo incidente stradale, accusando la vittima di aver danneggiato la loro auto e convincendolo a consegnare 300 euro in contanti come risarcimento.
Per Bevilacqua si aggiunge anche un’accusa più grave: una rapina aggravata, perché avrebbe minacciato un altro uomo con un taglierino per portargli via due bracciali d’oro.Il 29 settembre il giudice per le indagini preliminari aveva deciso di mandare entrambi in carcere, ritenendo gli indizi solidi e il rischio di nuovi reati concreto. Ma il Tribunale del Riesame di Roma, riunito il 13 ottobre, ha annullato la misura nei confronti di Iannotti, ordinandone la scarcerazione.La disputa non riguarda tanto i fatti, quanto una questione di procedura: secondo il gip, non era necessario interrogare la donna prima di disporre la misura cautelare; per il Riesame, invece, quell’interrogatorio era obbligatorio.
Il gip aveva richiamato una sentenza della Cassazione (n. 19068 del 15 gennaio 2025), secondo cui l’interrogatorio “preventivo” non serve quando la misura riguarda più indagati o più reati collegati. In casi come questo – sosteneva il gip – la decisione può essere presa subito, per evitare ritardi che compromettano l’efficacia dell’azione giudiziaria.Il Tribunale del Riesame ha però adottato un’altra linea. Per il Riesame, quindi, non aver ascoltato Iannotti prima di disporre il carcere ha violato il suo diritto di difesa, rendendo nulla la misura cautelare. La decisione mette in evidenza una spaccatura tra due orientamenti. Alla fine, Iannotti è tornata libera, mentre Bevilacqua resta in carcere.






