Tra moglie e marito, metti il dito di Sigfrido. L’eroe nibelungo del tubo catodico Ranucci ha vinto il ricorso al Tribunale di Roma contro la sanzione di 150mila euro che era stata comminata dal Garante della Privacy per aver reso nota in prima serata la telefonata spiata tra l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e la moglie Federica Corsini, giornalista Rai. Argomento, privatissimo: i tradimenti di lui, con spruzzata sulle ambizioni di lei per una consulenza, sfumate definitivamente nel corso della conversazione, registrata settimane prima. Verdetto prevedibile. Sigfrido significa vittoria, per lui, e pace, nel senso che è meglio mettersi l’anima in pace piuttosto che sfidarlo, visto che chi l’ha fatto, dall’Authority della Privacy al povero Luca Barbareschi, reo di aver polemizzato con lui perché gli passava la linea in ritardo, si becca un’inchiesta giornalistica ad alzo zero.

Proviamo a essere ottimisti. La nota positiva è che risparmiamo 150mila euro, visto che la multa non l’avrebbe certo pagata il conduttore di Report ma la tv pubblica, quindi noi. Resta in ballo un procedimento penale, perché il giornalista è stato querelato, ma con il precedente di ieri anche questa sentenza pare mezza scritta e poi non è una soluzione che sentiamo di augurarci neppure per i colleghi di cui non condividiamo l’operato. Peraltro, se il vicedirettore Rai fosse condannato, partirebbe il carosello contro il bavaglio alla stampa, e Dio ce ne scampi, anche se sarebbe buffo vedere il mondo della sinistra sfilare contro la magistratura.