Repek era una volta il bar. 1954, via Oberdan, Arezzo. "Noi vendevamo il latte. Eravamo sulla strada che le persone facevano per andare dalla stazione ferroviaria al vecchio ospedale di Santa Maria sopra i ponti. Avevamo il latte ma anche i biscotti che venivano portati a parenti e amici ricoverati". Allora ci si muoveva a piedi. "La gente si portava il pane e noi gli davamo un tazzone di latte. Quella era la colazione". I "noi" sono i giovanissimi fratelli Magi: Alfredo e Mario. Non sono passati nemmeno 10 anni dalla fine della guerra. La povertà o anche la semplice sopravvivenza sono ancora temi attuali. E lo è anche la voglia di lasciare i campi.
"Mio fratello Alfredo – ricorda Mario, nato nel 1938 – non ne voleva sapere di fare il contadino. Era proprio allergico. Cercammo altre strade". La voglia di scappare - i Magi erano una famiglia di mezzadri a Montagnano - era motivata: "il guardia sorprese mio fratello con un giornale in mano – Grand Hotel - che gli aveva prestato un’amica. Gli disse che se fosse accaduto un’altra volta, tutta la nostra famiglia sarebbe stata cacciata dal podere". Meglio, quindi, andarsene prima possibile. Ma come? Con due piccoli fatti uniti dal filo bianco del latte.






