C’è stato un momento — prima che i locali abdicassero agli arredi tutti uguali e mediamente respingenti, ai frigo pieni di prodotti industriali e alle ciotole di noccioline — in cui ogni bar era un ecosistema a sé. Anche brutto, a voler entrare nel merito, ma con tratti di unicità che fidelizzavano clienti propensi a costruire, lì, una piccola community. Ecco, da Bar Brutto, recente localino di Imola, non c’è la foschia da fumo passivo che un po’ tutti ricordiamo, ma la convivialità, genuinità e disinvoltura che riportano agli esercizi di quartiere degli Anni ’70. Con il plus di colazioni varie, un’ottima piccola cucina, drink ben fatti e piattini a base di ingredienti autoprodotti.Giorgia Guerri, Lorenzo Sabbioni e il bar che deve “far battere il cuore”Entrambi alle soglie dei 50 anni, Giorgia Guerri e Lorenzo Sabbioni condividono progetti di vita e di lavoro nel settore da lungo tempo. “Abbiamo sempre lavorato nei bar, nei bagni in Riviera”, ricordano circa le esperienze che poi li hanno portati alla gestione del Caffè della Rocca, in città, per una quindicina d’anni. “Ci sono stati dei problemi con l’ultimo bando, e ci è mancata un po’ la terra sotto i piedi”, aggiungono, “ma non abbiamo perso tempo”. Per loro, tre figlie e sempre tanta voglia di viaggiare, l’accoglienza è una vocazione, e investono l’ultimo anno e mezzo in altre esperienze. Per Lorenzo la collaborazione con un servizio di catering, per Giorgia un passaggio al bistrot Frankie Fiorentini di Faenza con Candida Visaggi (qui il racconto del suo nuovo ristorante) e i corsi di fermentazione insieme a Giulia Pieri. Intanto si guardano intorno per trovare un nuovo spazio, “ma non ci volevamo accontentare di una cosa qualunque, cercavamo un posto con carattere, che ci facesse battere il cuore”.Le maniere di una volta di Bar Brutto a ImolaUna certa infatuazione arriva per un locale a due passi dal pieno centro, fronte Cattedrale di San Cassiano. Diventato in ultimo un classico bar-tabacchi un po’ impersonale, ancora prima era il Bar Cenni, tra i più storici di Imola. Va detto: non esattamente un colpo di fulmine. “Mamma mia, quanto è brutto”, si dicono Giorgia e Lorenzo, i quali però, insieme alla socia Elisabetta Bandini, colgono buone vibrazioni e lanciano il cuore oltre l’ostacolo. Il loro Bar Brutto (per l’appunto) riparte così in primavera, lo scorso 7 aprile, dopo un lavoro di de-stratificazione che ritira fuori il vecchio bancone, e riempie le due salette — una si chiama ‘tinello’ — di ricordi di viaggio, riviste, oggetti domestici, una bottigliera di spiriti anche d’antan. “Senza un progetto preciso, gli abbiamo dato forma pezzo dopo pezzo”, fanno i titolari, “perché volevamo riattivare il bar di quartiere di una volta, frequentabile da chiunque e in tanti momenti”.La colazione e la piccola cucina del locale di quartiereUn approccio chiaro anche a dare un’occhiata agli orari (dalle 7 alle 22), che traducono la vocazione al servizio ampio e parecchio flessibile sotto la vecchia insegna, ripristinata, ‘Bar Cenni’. Tra i tavolini nel dehors e quelli all’interno si parte con la colazione felice, di stampo tradizionale con le brioche, i danesi, i bigné e le ricciole in settimana, che nel weekend diventa l’altra. Ovvero un momento più ampio in cui ordinare uova e bacon, Croque Monsieur, oppure il classico ovetto sodo servito con olio, sale e pepe. Il pranzo del Brutto segue invece sempre due linee: da una parte proposte fisse come panini imbottiti di pastrami, pesti, salumi, formaggi (6,60-9€), le insalatone (9-11€), l’hamburger di Fassona (11€), le bowl e le piade di Imola (con un goccio di latte, fatte in casa; 6,50-7,50€); dall’altra gli speciali del giorno. “Un primo, un secondo e un piatto unico, sempre diversi”, spiega Giorgia che coordina la cucina, pensando a spaziare tra garganelli scalogno&prosciutto, nasi goreng, lasagne, curry alla marocchina e chissà cos’altro.Drink vintage, piadine e autoproduzioneAnche l’aperitivo è un momento importante e particolarmente divertente, nel suo essere affatto fighetto. C’è il repertorio dei sorsi all’italiana, ma anche una drink list concisa e qualitativa, fatta di classici della miscelazione retrò come Penicillin, Gin Basil Smash, Bloody Mary (8€). “Per l’accompagnamento del cibo abbiamo pensato a un angolo dedicato, lo chiamiamo Deli”: nessuna traccia di patatine e arachidi, ma ancora salti tra giardiniere e kimchi fermentati in casa per farcire il toast, taglierini di piada e salumi, alici con burro montato (6,50-13€). “Certo, a volte bisogna spiegare cos’è il kimchi, e che ci si può fidare a provarlo”, ridacchiano Giorgia e Lorenzo, che poi all’assaggio conquistano gli scettici. Per chi preferisce le certezze — e in attesa delle prime kombucha autoprodotte —, c’è tuttavia la cantina di vini artigianali e anche il vino sfuso della casa. Trebbiano e Sangiovese direttamente dal bag in box, al prezzo, anche quello molto vintage, di 3,50€ al bicchiere.
A Imola riportano in auge il bar di quartiere Anni ’70: piccola cucina, drink vintage e piada fatta in casa
Tornano le insegne originali, la convivialità e una proposta che copre da mattina a sera, ma si aggiungono fermentazioni home-made, drink retrò e piadine tirate a mano. Così Giorgia Guerri e Lorenzo Sabbioni rianimano un locale che si distingue dai soliti format






