Talvolta nel labirinto della nostalgia il filo di Arianna è un aroma, un odore di cibo. A conferma di una vocazione perlopiù gastronomica, nei ricordi della Mondello che fu c’è sempre un bar o una panineria o comunque un posto in cui si mangiava. Siamo quel che ci siamo divorati, verrebbe da pensare. Tentazione alla quale cedere anche in senso metaforico, perché negli anni Mondello è stata mangiata, tutta, dalla spiaggia ai locali.

La fine dell’Antico chiosco è solo l’ultimo malinconico capitolo della storia di un borgo marinaro acquattato pigramente attorno a una sirenetta che, pensate un po’, ha le gambe. Già undici anni fa la chiusura di Renato Bar (che poi ha riaperto in una sede più piccola) aveva disorientato i dibattiti gastronomici nella piazza. Per decenni il dualismo con l’Antico chiosco aveva alimentato dispute sul migliore cornetto o sul calzone fritto meno oleoso. E quando Renato aveva abbassato le saracinesche ed era rimasto solo il Chiosco ci si era ritrovati con una routine guercia, come a guardare la realtà con un solo occhio. Oggi anche quell’occhio è chiuso: e forse l’unico vantaggio è che a occhi chiusi si immagina e si ricorda meglio.

La piazza di Mondello scoprì il mare nel 1985, quando vennero rimosse tutte le baracche dei “polipari” che stavano lì dal 1944. Il marciapiede liberato fu subito riconquistato da altre bancarelle, però mobili, che negli anni lasciarono spazio a una distesa di borse marca cavallo, cover di iPhone, paccottiglia finto africana con giraffe di legno quasi a dimensione naturale e matasse di braccialetti colorati. In più i pescatori che vendevano un piatto di ricci a mille lire si fecero ristoratori e lo vendettero a cinquemila lire, chi faceva un mestiere se ne inventò un altro non senza conseguenze. Il borgo marinaro che sognava una riqualificazione come cittadella gastronomica (a “Mondello Paese” da sempre si mangia e basta) si trasformò lentamente in Paninolandia, sottovalutando il fatto che la sua dignitosa inclinazione low-cost era diventata low e basta.