“Mondiali a 64, così l’Italia c’è”

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Il generale lancia Futuro nazionale. Con la "sporca dozzina" di parlamentari. .

"Allacciate le cinture", avverte il generale. Ché dal palco della costituente di Futuro nazionale "ce n’è per tutti". Ma in particolare per l’insipiente destra di governo guidata da Giorgia Meloni e per il deplorevole giornalismo di sinistra assai più deprecato dell’opposizione politica. All’una Roberto Vannacci imputa tra gli applausi di portare avanti "l’agenda Draghi, il Green Deal e il debito comune" all’insegna dell’inerte subalternità verso le multinazionali e gli istituti tecnocratici e finanziari sovranazionali. All’altro l’ex generale rinfaccia di infiltrarsi come tra le file del temuto colonnello Kurtz di Apocalipse now in cerca di squallidi argomenti di biasimo. "Bene, vi risparmio il lavoro: siamo orgogliosi di essere lo scarto, siamo orgogliosi di essere la feccia", declama Vannacci dal palco, rivendicando le peggiori etichette come nella migliore tradizione dei movimenti per i diritti civili che probabilmente ignora. Tra conformismo e trasgressione, tra legalitarismo securitario e eresia identitaria l’ex generale a due stelle sempre più fulgide nel firmamento politico/mediatico nazionale non può che ringraziare per la "notorietà" elargita dall’informazione. Avvertenza per tatuati, massoni - "cosi si risparmia il lavoro a Report" –, teste rasate, monili con asce bipenni, come quello sfoggiato en passan dallo stesso generale di sotto la camicia bianca in blue jerans. "In Parlamento abbiamo la sporca dozzina, fuori siamo i figli di nessuno e orgogliosissimi di esserlo", dice Vannacci immaginandosi un po’ Lee Marvin. Esattamente come il maggiore John Reisman nel celebre film di Robert Aldrich del 1967, l’ex generale di brigata vagheggia infatti che la sua Dirty dozen di irregolari sia capace di quel che le truppe regolamentari del centrodestra non sanno fare. Vagheggia cioè che il Futuro nazionale, forte delle centomila iscrizioni dichiarate in tre mesi, si renda indispensabile per una rifondazione in senso nazional-sovranista della coalizione di centrodestra, anche alla luce della legge elettorale con premio di maggioranza nei piani del governo. "Le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio", proclama Vennacci parlando coi giornalisti. Forte dei sondaggi che lo accreditano del 5% "ancora prima di nascere e’ al 5%", l’ex generale non si mette al rimorchio, considerando piuttosto Futuro nazionale "il sestante del centrodestra che in qualche modo è andato alla deriva" e stabilendo perciò le "linee rosse" discriminanti per chi "vuol salire sulla barca". Senza inchini nei riguardi della destra di governo. "Diciamolo insieme: l’Italia agli italiani", esorta dunque Vannacci di fronte all’assise di quasi duemila persone riunite all’Auditorium della Conciliazione, sulla via monumentale realizzata per celebrare il concordato del 1929 tra il Vaticano e l’Italia mussoliniana. "Noi non ci sentiamo africani, siamo italiani", insiste Vannacci: "Il nostro progetto politico è radicato nella cultura romana e cristiana – dice – La civiltà occidentale rischia di scomparire in pochi decenni, ecco perché combattiamo per il futuro nostro e dei nostri figli". Migrazione e remigrazione sono al centro dell’agenda vannacciana, insieme a sicurezza e soprattutto l’accusa di tradimento rivolta alla destra di governo. Che a sua volta accusa il generale di fare la "quinta colonna" del centrosinistra, come dichiara il vicepremier azzurro Antonio Tajani, dando voce alla linea assunta dalla coalizione che, nel tentativo di arginare l’avanzata di Futuro nazionale, starebbe valutando l’ipotesi di perorare la formazione di liste civiche per Meloni premier in grado di aggregare una destra concorrenziale rispetto al generale. "Non rispondo alla presidente del Consiglio, se ha una domanda da fare me la farà direttamente", declina Vannacci incontrando la stampa. "L’accusa di fare la stampella della sinistra se la tengano: non siamo certo noi".